Paolo Gentiloni“Ci sono di rischi di infiltrazione, anche notevoli, di terroristi dall’immigrazione. Per fortuna i nostri apparati di sicurezza sono allertati e funzionano, ma questo non ci consente di abbassare minimamente il grado di preoccupazione. Ma nessun Paese democratico può avallare alcuna confusione fra fenomeni migratori e terroristici e diffondere l’idea che dietro i barconi di disperati che approdano sulle nostre coste si annidi il terrorista col kalashnikov. Sarebbe un errore culturale, oltreché improbabile, dal punto di vista tecnico”. Così il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, a Londra per partecipare alla riunione, in formato ristretto, dei 21 ministri degli Esteri della coalizione internazionale anti Stato Islamico, alla quale partecipano il segretario di Stato Usa John Kerry e rappresentanti di Ue e Onu.
La riflessione di Gentiloni sul rischio di importare terroristi sulle vie dell’immigrazione giunge nel giorno in cui un cittadino albanese è stato arrestato all’aeroporto di Catania con documenti falsi e una drive-pen contenente foto in cui imbraccia il kalashnikov, mentre lunedì è stato espulso un kosovaro di 22 anni residente nel cremonese, che aveva esultato sui social network per la strage di Charlie Hebdo, dicendosi pronto ad “atti estremi” per difendere l’onore del profeta e di essere intenzionato a partire per la Siria per unirsi all’Is.
Quanto al contrasto all’immigrazione illegale, il ministro è convinto che più della forza serva la cooperazione. “I flussi migratori dai Paesi dell’Adriatico e dall’Albania non sono stati risolti schierando le truppe, ma con strategie, accordi e cooperazione” ha osservato Gentiloni, che poi ha citato il caso della Tunisia: “Paese dal quale nel 2014 abbiamo avuto pochissimi arrivi. Lì c’è stata una ripresa dello Stato e accordi di cooperazione con l’Italia”. Diverso, per la complessa situazione interna, “il caso della Libia, da dove nel 2014 sono transitate e poi arrivate in Italia circa 140mila persone in 826 sbarchi”.