Un hub, un nodo di smistamento da dove raggiungere la Siria o ritornare in Europa, utilizzato da decine di foreign fighters partiti da altri paesi europei: le indagini degli uomini dell’antiterrorismo e dell’intelligence rivelano un ruolo tutt’altro che marginale dell’Italia nelle rotte per i fronti di guerra. E anche se al momento non risultano strutture stabili nel nostro paese che hanno come obiettivo proprio l’istradamento degli estremisti di mezza Europa verso la Siria, non significa che i rischi siano minori.
In Siria, sottolineano gli analisti, sono finiti non solo vecchi protagonisti degli ambienti islamisti più radicali ma anche e soprattutto migranti di seconda generazione, spesso giovanissimi, appartenenti alla cosiddetta ‘Inspire generation’. Si tratta, dicono gli apparati di sicurezza, di militanti che si muovono all’esterno dei tradizionali circuiti delle moschee, privi di legami evidenti con i principali network terroristici internazionali e anzi spesso apparentemente isolati, la cui adesione al jihad è la diretta conseguenza della propaganda radicale diffusa in rete da diversi siti e magazine a partire proprio da ‘Inspire’, la rivista web fondata da Anwar al Awlaqi, l’ideologo radicale americano di origine yemenita ucciso da un drone americano nel settembre 2012.