bel-pietro-300x236Gli articoli del quotidiano Libero non piacciono ai cretini del web. Che non hanno perso occasione per rivelarsi con commenti pesanti che danno da pensare.
In particolare non è piaciuto il titolo dell’edizione di ieri “L’Islam è questo”  riferito alla strage di Charlie Hebdo a Parigi.
Al riguardo riportiamo il testo dell’editoriale del direttore Maurizio Belpietro sul giornale di oggi:
“Ad alcuni simpatici frequentatori della Rete e dei social network non è piaciuto il nostro titolo di ieri e si sono augurati che qualcuno faccia visita presto alla redazione di Libero così come i due fratelli franco-algerini l’hanno fatta alla redazione di Charlie Hebdo. Come volevasi dimostrare: parlare di islam è vietato”. Insomma in questo momento di alta tensione c’è chi butta benzina sul fuoco e minaccia una testata solo perché ha scelto una linea chiara sui fatti di Parigi. Qui di seguito potete leggere tutti gli insulti e gli avvertimenti indirizzati a Libero sui social network.
Il peggiore probabilmente è un commento a un tweet di Luca Bottura, giornalista che su Radio Capital conduce una rassegna stampa satirica, assai seguita. Poco prima delle 8 di mattina, Bottura scrivendo «Libero è questo» ha postato la foto della prima pagina del nostro quotidiano (col titolo “L’Islam è questo”) e subito dopo è arrivato il commento di Anna Scattone che si chiedeva, seppur aggiungendo #sischerza (come se bastasse a sterilizzare la gravità della sua affermazione), «quand’è che vanno da loro?». Cioè, questo l’interrogativo o forse l’augurio, quand’è che qualche terrorista islamico viene nella nostra redazione a replicare il massacro di Charlie Hebdo a Parigi. Lo stesso auspicio di Salvatore (@Onadde): «Un giorno un pazzoide islamista entrerà ad armi spianate nella redazione di Libero». Quelli che avete appena letto solo un paio fra i tanti esempi rintracciati ieri sui social network, e su Twitter in particolare, di odio contro la libertà di informazione. E contro Libero, nel caso specifico.
Sta di fatto che la nostra prima pagina di ieri («irresponsabile», per Francesco Cafarelli) ha scatenato la rete. E soprattutto gli idioti: quelli che usano l’hashtag #JeSuisCharlie (perché è figo e trendy) e poi vomitano odio. Flavio Bossi dice, secco: «Liberi di ammazzarvi». Michele Fazio ha un dubbio: «Non so» scrive «se mi fanno più schifo gli assassini di Charlie Hebdo o questi pseudo giornalisti». L’utente che si identifica con @Isa_Prt pensa che la prima pagina di ieri sia «un modo becero per alimentare fanatismo».
Alessandro Grandi, invece, ritiene che questa testata sia «una boiata di giornale più che un giornale»; ovviamente senza spiegazione alcuna del suo “pensiero”. Con molta eleganza, Franco Sussarellu sostiene che Libero «rifila merda ai suoi lettori».
E, tanto per rimanere in tema, c’è il post di Valerio D’Alicandro: «Usare una copia di Libero al bagno per pulirmi è un insulto al mio deratano». Annalisa Magnani pensa che «la carta igienica è comunque migliore». E nell’interessante dibattito da toilet, è in disaccordo, invece, Paolo (@PaoloBanson) secondo cui questo giornale è carta da culo di ottima qualità. «Vomitevole» è il giudizio di Francesco Fumarola al quale segue un cordiale «nel forno prego» dell’utente @NicolasVittoria.
La confusione sulla rete è evidente: per Antonio Bubici siamo «complici in maniera diversa» e anche qui non risultano agli atti le opportune delucidazioni. Anche Claudio Mastrangelo è convinto che Libero faccia «terrorismo tanto quanto queli che sparano» e «forse anche di più». Uno che si chiama MatZiz (@TheoVanZi) ci dà dei «matti, in malafede e avvoltoi». Non solo. «Siete malati – aggiunge – e peggio dei terroristi. Vi fa piacere fomentare odio e paura eh?». Dice di noi, poi, Giampiero Caruso: «Perché sono ignoranti, magari non imbracciano il kalashnikov, ma la cultura è simile». Per Maurizio Sia, uno che si definisce “Zeus”, cioè Dio, «ci sono le iene, gli avvoltoi, gli sciacalli … in fondo alla catena alimentare c’è Libero».