berlusconi-fitto-640Cercando di sfruttare la disattenzione delle festività natalizie Matteo Renzi provò a fare un regalo a Silvio Berlusconi. E nella legge di riforma fiscale provò a ridargli niente meno che l’agibilità politica perduta con la condanna definitiva per frode fiscale. Un regalo di Natale al Cavaliere, che già aveva fatto gioire l’avvocato Coppi e un po’ meno Niccolò Ghedini, e che, visto il clamore mediatico, ha fatto decidere Matteo Renzi a ritirarlo per evitare l’accusa di aver favorito l’altro contraente del Patto del Nazareno. Se ne riparla dopo l’elezione del Capo dello Stato. E anche dopo che Berlusconi avrà terminato di scontare i servizi sociali a Cesano Boscone. “In questo modo ha ammonito Renzi i dietrologi sono serviti: questo governo non fa norma ad personam, ma nemmeno contra personam”.
In realtà, a bruciare il regalo di Natale di Renzi a Berlusconi sarebbero stati anche gli uomini di Fitto, il leader dei ribelli di Forza Italia, che da giorni facevano trapelare l’esistenza del 19 bis’, con il preciso intento di creare il caso. Ci sono riusciti. Ora, la palla è volata in tribuna.
Ma la marcia indietro non risolve il caso. Perché né il governo, né il Tesoro vogliono prendersi la paternità di aver materialmente scritto e inserito la norma nel decreto.
Dunque, è stato il governo a volere la norma? E chi del governo? Renzi in persona? Chi ha seguito l’iter del provvedimento, sostiene che questo sia stato per giorni al centro di una guerra tra due diverse fazioni interne al dicastero di via XX settembre, con da un lato gli uomini vicini all’ex ministro Vincenzo Visco e alla direttrice dell’Agenzia delle Entrate, la renziana Rossella Orlandi, e dall’altra i funzionari e i dirigenti che sono rimasti fedeli a Giulio Tremonti, padrone di casa per quasi dieci di quel ministero; i primi non volevano la norma, i secondi sì. Avrebbero avuto la meglio i primi.
Fatto sta che l’ex Cavaliere è rimasto vittima del fuoco amico di Fitto che per primo ha avelato l’inciucio.