Isis-IraqMentre l’Occidente si occupa di creare problemi a Putin o avanza tiepide manovre contro le minacce del Califfato islamico, sull’altra sponda del Mediterraneo, di fronte alle nostre coste si sta sviluppando la minaccia più seria: qualla della crescita del fondamentalismo islamico nella Libia gettata nel baratro dall’insensata guerra voluta dalla Francia.
Due organizzazioni terroristiche che hanno giurato fedeltà al Califfato di Abu Bakr al Baghdadi, il leader dello Stato islamico già presente in Siria e in Iraq sono in forte crescita in Libia.
Così ora la polveriera libica minaccia molto da vicino l’Italia e l’Europa intera. Gli uomini di Haftar, il generale libico che sta trentando di dare un governo al Paese,  hanno bisogno di armi tecnologicamente avanzate e poi – dice il Generale – ci penseranno loro a sconfiggere i gregari dell’Isis. Se così non fosse le ripercussioni sarebbero drammatiche per la stabilità dell’intera regione e per la sicurezza del Mediterraneo.
In realtà la situazione in Libia è critica. Come riportava alcuni giorni fa il Jordan Times, la città di Derna è già in mano alle truppe dell’Isis. “La città di Derna, ad est del Paese ormai praticamente senza legge, sta emergendo come una nuova roccaforte dei jihadisti dello Stato islamico”, scrive il quotidiano giordano. Secondo gli analisti la città già appartiene de facto al Califatto.  
A lungo si è sospettato che Derna fosse il luogo dove le truppe “fresche” dell’Isis venivano addestrate. Oggi questi sospetti sono stati confermati. In più si aggiunge il fatto che man mano che il Califfato estende il suo potere, cresce anche il suo apparato burocratico per il controllo del territorio. Si va dai tribunali coranici al conio di una nuova moneta, il dinaro in argento e oro, che rafforza l’economia sommersa dello Stato islamico.
Adesso la Libia è uno snodo cruciale della lotta contro il terrorismo dell’Isis. In Libia esistono numerosi campi di addestramento dei soldati del Califfo. Campi che ospitano migliaia di uomini e donne, di diverse nazionalità. Si crede ci siamo almeno 3.000 cittadini britannici e 5.000 tunisi. Per non parlare di americani, australiani, tedeschi, francesi, danesi e persino giapponesi. Un melting-pot dell’orrore a pochi chilometri dalle nostre coste.
Quando questo esercito del Male terminerà la fase di addestramento cosa succederà? E’ facile ipotizzare che si muoveranno in due direzioni. Alcuni cercheranno di rientrare nei Paesi d’origine e combattere lì la loro battaglia in nome del Califfo, altri invece prenderanno la strada dell’Egitto oppure solcheranno il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Una strategia sincronizzata. In Egitto, nella zona del Sinai, già ci sono stati i primi scontri e i primi attentati. Se i terroristi dovessero avere la meglio sull’esercito di Al Sisi, avrebbero le porte aperte verso la Giordania e l’Arabia Saudita.
Sul versante del Mediterraneo, gli uomini e le donne del Califfo possono tranquillamente mimetizzarsi tra i profughi che scappano dalle loro terre martoriate, e riuscire a mettere piede in Italia o in Spagna in un modo relativamente facile. E una volta sbarcati, l’Europa sarebbe in serio pericolo.

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