libriTempi duri per il mercato del libro.A soffrire è tutto il settore ma sono i piccoli editori quelli più colpiti. In un solo anno, nel 2013 la piccola e media editoria ha perso il 21,5% dei suoi addetti, con cali anche nei cataloghi. E il 2014 non si preannuncia migliore.

A lanciare l’allarme è Enrico Iacometti, presidente del comitato promotore di , la Fiera internazionale della piccola e media editoria che dal 4 all’8 dicembre torna a Roma con la sua 13/a edizione. “La crisi – racconta Iacometti – ha colpito tutta la filiera, a partire dalle librerie fino agli editori”. Il dato più preoccupante è proprio quel calo occupazionale che, secondo le stime raccolte dall’Aie-Associazione Italiana Editori, ha visto scendere il numero degli addetti alla piccola e media editoria, collaboratori e consulenti esclusi ma proprietari compresi, dai 7.291 del 2012 ai 5.722 del 2013. Il tutto per un settore che da solo incide del 9,5% sul valore complessivo del mercato e raccoglie in catalogo il 19% dei titoli librari in commercio nel in Italia. Ridotto, anche se di poco, pure il numero dei piccoli e medi editori, che scendono a 4.769 (-1,9%), e assottigliati i cataloghi (-1,6% il numero degli editori con 2-10 titoli pubblicati nell’anno; -2,9% quelli con 11-20; e del -1,9% quelli con 21-50), per un totale di 31.618 titoli pubblicati nel 2013 tra novità e ristampe, che sono il 7,1% in meno dell’anno prima. Anche tra i ‘piccoli’, però, è boom per gli ebook con ben 1.356 diversi libri editi (solo nel 2010 erano appena 350) con un’impennata del +40,8%.
“Il primo passo – commenta Iacometti – è il calo dei lavoratori, il secondo quale sarà, la diminuzione delle aziende? E non è che i numeri del 2014 siano migliori. Troppo spesso – prosegue – si aiuta l’editoria pensando sempre e solo ai giornali, ma l’editoria è fatta anche dei ‘piccoli’. Prima avevamo qualche agevolazione, come il rimborso del 10% sulla carta come credito d’imposta. O i contributi della Camera di Commercio per andare alle fiere all’estero. Ma è scomparso tutto. Ora attendiamo fiduciosi la nuova legge. Bisogna però iniziare a pensare che gli editori producono cultura ma sono anche imprenditori”.

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