regione emilia romagna sede er 555La magistratura li indaga per peculato e loro si premiano con una buonuscita da 30mila euro a legislatura. L’ulimo benefit concesso ai consiglieri regionali dell’Emilia Romagna è l‘indennità di fine mandato. 

I quarantuno eletti finiti sotto inchiesta per l’utilizzo allegro dei soldi destinati ai gruppi consigliari, potranno quindi portarsi a casa una bella somma quando tra pochi giorni usciranno da viale Aldo Moro. Perché oltre allo stipendio base (circa 6mila euro al mese) e alle varianti date dalla carica istituzionale, ci sarà anche quest’indennità, che sarebbe una sorta di Tfr per consiglieri. A quanto ammonta? Esattamente un dodicesimo dello stipendio base di un eletto. Tradotto: seimila euro all’anno. E tutto questo senza alcuna trattenuta fiscale, a differenza di molte altre Regioni dove le cifre possono essere più alte, ma viene sempre trattenuto il 4-5% della somma.
Va dettoi che questo sistema della buonuscita non esiste soltanto in Emilia Romagna. Tutte le Regioni ne sono dotate, tranne la Lombardia, ma con sistemi molto diversi. Dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, dal Friuli fino in Basilicata, c’è una regola che non cambia: su quella cifra vanno applicate delle trattenute che variano dall’1% del Lazio al 6,7% della Sicilia.
In Emilia Romagna non c’è traccia di tutto questo. C’è da dire, a parziale discolpa, che la cifra elargita lungo la via Emilia è la più bassa di tutta Italia. Si pensi ad esempio che in Calabria, dopo cinque anni di legislatura si ricevono 56mila euro di indennità di fine mandato. C’è solo un limite che non può essere superato in Emilia Romagna: il benefit viene calcolato al massimo su dieci anni di legislatura. Se qualcuno avesse fatto tre mandati, quindi, riceverebbe un’indennità di 60mila euro e non di 90mila come si potrebbe pensare.

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