PETER-KASSIGE’ stato decapitato anche il terzo ostaggio americano. Si tratta di Peter Kassig, l’operatore umanitario che aveva fatto il Ranger in Iraq e che si era convertito all’Islam – cambiando il nome in Abdul-Rahman Kassig – durante la sua lunga prigionia, iniziata nel 2013.

Un’altra decapitazione, un altro video diffuso in internet. Ma questa volta oltre a quella di Kassig, viene mostrata l’uccisione di quindici soldati siriani, tutti con indosso una tuta blu. Il boia, coltello alla mano, si rivolge direttamente agli Stati Uniti. E avverte: i soldati americani potrebbero fare la stessa fine. “Obama, rivendichi di esserti ritirato dall’Iraq quattro anni fa. Noi diciamo che sei un bugiardo. Non ti sei ritirato”. Poi continua: Kassig è stato ucciso perché ha “combattuto contro i musulmani in Iraq mentre era un soldato americano”. La voce del boia è distorta, anche se l’accento britannico sembra evidente. Il presidente americano Barack Obama è stato informato del video di Kassig mentre era in volo verso Washington da Brisbane, dove ha partecipato al G20 e dove ha escluso qualsiasi alleanza con il leader siriano Assad: “Non ha nessuna legittimità e allearsi con lui indebolirebbe la colazione che lotta contro l’Isis e spingerebbe i siriani sunniti a sostenere i jihadisti”, ha spiegato. Gli Stati Uniti si sono detti “inorriditi” dell’uccisione dell’operatore umanitario, il terzo americano e il quinto occidentale ucciso dall’Isis da agosto.

I genitori di Kassig, Ed e Paula, hanno chiesto rispetto ed esortato la stampa a non fare “il gioco dei rapitori” pubblicando le foto e i video diffusi dai jihadisti: la famiglia Kassig vuole che Peter sia ricordato solo per “l’importante lavoro svolto” e per “l’amore che ha dato ad amici e parenti”. ”Abbiamo il cuore a pezzi, siamo distrutti nel sapere che nostro figlio ha perso la vita per il suo amore nei confronti del popolo siriano”, affermano su Twitter. {jcomments on}