siccitaTerreni secchi che aumentano i rischi di frane ed alluvioni. E’ quanto emerge da un monitoraggio della sulla base dei dati Ucea ad ottobre rispetto alla media. La situazione – sottolinea la – è ancora piu’ preoccupante nelle regioni piu’ interessate dal maltempo come la Liguria dove le precipitazioni ad ottobre sono state inferiori del 61,9 per cento alla media del periodo o il Piemonte dove lo scarto dal clima è stato addirittura del 64,7 per cento.

 

L’anomalia climatica – prosegue la Coldiretti – si è verificata dal nord (-51,5 per cento) al centro (-54,2 per cento) fino al sud Italia (-48,6 per cento). I terreni sono dunque piu’ vulnerabili per l’assenza di precipitazioni ed aumenta il rischio di frane ed alluvioni soprattutto se come previsto dall’allerta della protezione civile ci saranno temporali forti e persistenti. Una conferma della pericolosità dei cambiamenti climatici che – sottolinea la Coldiretti – si manifestano con eventi estremi che si susseguono mettendo a dura prova la capacità di assorbimento dei terreni e favorendo quindi le alluvioni. Un pericolo che riguarda in realtà l’intera penisola dove ci sono ben 6.633 comuni in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico (l’82 per cento del totale) con più di 5 milioni di cittadini che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate pericolose per frane ed alluvioni. I cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con trombe d’aria, grandinate e vere e proprie bombe d’acqua, si abbattono su un terreno reso piu’ fragile dalla cementificazione e dell’abbandono delle aree marginali, ma anche della mancanza di programmazione adeguata che valorizzi il ruolo di chi vive e lavora sul territorio come gli agricoltori. A questa situazione – denuncia la Coldiretti – non è infatti certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo  sbagliato ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni. 2,15 milioni di ettari di terra coltivata determinante nel mitigare il rischio idrogeologico. Ogni giorno – conclude la Coldiretti – viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) che vengono abbandonati o occupati dal cemento che non riesce ad assorbire la violenta caduta dell’acqua.

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