napolitanoUna deposizione “senza opporre limiti di riservatezza”, come informa una nota del Colle, quella che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fornito come teste nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia davanti al pool della Corte d’Assise di Palermo.

Magistrati, giudici e avvocati degli imputati sono saliti al Quirinale (fotogallery) per un’udienza blindata nella sala del Bronzino. Il presidente “ci ha dato un importante contributo per la ricerca della verità. Siamo molto, molto soddisfatti”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi. “Abbiamo incassato un risultato straordinario dal punto di vista processuale perché Napolitano ha detto che subito dopo le stragi di Roma, Firenze e Milano del ’93 tutte le più alte istituzioni, dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio – ha spiegato Teresi – hanno capito che era la prosecuzione del piano stragista di Cosa nostra che tendeva a ottenere un aut aut, o si ottenevano benefici di natura penitenziaria per l’organizzazione o ci sarebbero state finalità destabilizzanti. Questo per noi è il cuore del processo. E questo è arrivato dalla viva voce del Capo dello Stato”.
“Abbiamo potuto porre tutte le domande previste e il Capo dello Stato non si è mai opposto. Non si è mai sottratto ad alcuna domanda” ha aggiunto. E alla domanda se i magistrati siano pentiti di avere chiamato a deporre il Capo dello Stato, dopo le polemiche di questi giorni, Teresi ha replicato: “Al contrario, siamo convinti che la testimonianza ci abbia dato ragione sulla necessità di sentirlo. Lo abbiamo sentito su fatti importantissimi a cui solo lui poteva rispondere”.
“Non si è mai usato il termine ‘trattativa’ e nessuno ha fatto domande specifiche sulla trattativa” ha detto inoltre l’avvocato Ettore Barcellona, che rappresenta il centro Pio La Torre, uscendo dal Quirinale.
Secondo quanto riferito dall’avvocato Giovanni Airò Farulla, legale del comune di Palermo, il presidente inoltre “ha riferito di non aver mai saputo niente, all’epoca dei fatti, di un accordo” tra apparati dello Stato e cosa nostra per fermare le stragi mafiose. Il legale ha spiegato che il termine ‘trattativa’ non è stato usato e che il capo dello Stato “ha risposto ma non a tutte le domande”.
Per l’avvocato dello Stato Giuseppe Dell’Aira “abbiamo assistito a una grande lezione di democrazia e di grande equilibrio e capacità che mi ha lasciato senza parole” ha detto all’Adnkronos. “Mi dispiace davvero che voi giornalisti non abbiate potuto seguire in diretta questa udienza. Napolitano ha confermato di essere un uomo eccezionale – ha aggiunto – non si è mai trincerato dietro a nulla e io non ho mai dovuto stoppare nessuno delle parti per fughe in avanti”.
Rispondendo all’avvocato Massimo Krogh, che con Nicoletta Piergentili difende Nicola Mancino, il presidente ha affermato che il “vivo timore” di essere usato come “utile scriba per indicibili accordi” tra l’89 e il ’93 dell’ex consigliere giuridico Loris D’Ambrosio “era una mera ipotesi priva di basi oggettive”.
La lettera fu scritta da D’Ambrosio il 18 luglio 2012 al Capo dello Stato e in quell’occasione il consigliere giuridico, morto quella stessa estate, esternò a Napolitano il “vivo timore” di esser stato considerato un “utile scriba” e usato come scudo a “indicibili accordi”, proprio in riferimento al periodo tra l’89 e il ’93.
Ecco perché i pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia hanno voluto sentire il capo dello Stato: se e cosa venne a sapere delle preoccupazioni del suo consigliere giuridico, ma soprattutto di quegli “indicibili accordi” cui D’Ambrosio fa riferimento, nella stagione tra l’attentato all’Addaura e le stragi.
E chi avrebbe usato come “scudo” D’Ambrosio? Napolitano, come riferito da Krogh all’Adnkronos, ha risposto che le sue erano “mere ipotesi prive di una base oggettiva”.
Per il pm Nino Di Matteo, che ha posto le domande al presidente assieme al Procuratore aggiunto Teresi, “grazie alla testimonianza di Giorgio Napolitano – ha detto all’Adnkronos – abbiamo acquisito ulteriori e importanti elementi di conoscenza anche a conforto della nostra tesi processuale”.
In una nota diffusa dalla Presidenza della Repubblica, al termine della deposizione, si legge che Napolitano, “che aveva dato la sua disponibilità a testimoniare, ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa”.

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