taxPresto lo Stato preleverà oltre un quarto del valore di ogni bene e servizio venduto. Lo prevede il capitolo delle coperture aggiuntive della Legge di stabilità. Infatti se è vero che questa ha rinviato di un anno (al 2016 in luogo del 2015) l’aumento dell’Iva in assenza di nuovi interventi di riduzione della spesa, dall’altro è previsto che tali aumenti scatteranno comuqnue.

Così secondo indiscrezioni l’aliquota del 10% aumenterà di due punti nel 2016 (al 12%) e di un altro punto nel 2017 (13%, mentre quella del 22%  salirà al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.
Dal 2018 arriverebbe anche un nuovo aumento dell’accise sui carburanti. Su questo fronte, c’è anche il rischio di un aumento subito dal 2015, nel caso in cui l’Europa non accettasse il meccanismo dello split payment previsto in manovra, che prevede il pagamento dell’IVA da parte della PA direttamente al Fisco (non ai fornitori).
Novità anche per quanto riguarda la casa. Gli interventi di ristrutturazione che già beneficiano degli “ecobonus” in via di conferma per il 2015 con la Stabilità (crediti d’imposta al 50% per il recupero edilizio e al 65% per l’efficientamento energetico), si vedono ridurre l’aliquota Iva dal 10 al 4%. La misura vede un contrappeso sul nuovo: viene previsto un aumento contrario (dal 4 al 10%) per l’Iva che si paga all’acquisto di nuove costruzioni direttamente dall’impresa. Sul punto pesa però un’annotazione degli stessi tecnici della Camera che hanno riassunto le modifiche: la norma Ue prevede che gli Stati possano adottare due sole aliquote ridotte rispetto all’ordinaria, comunque non inferiori al 5%. L’Italia ha adottato una sola aliquota ridotta al 10% e “occorrerebbe valutare la compatibilità comunitaria dell’aliquota introdotta”, cioè il 4%.

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