Isis“Decine di italiani”, tanti italo-marocchini e italo-libici così come italo-algerini, combattono tra le fila dell’organizzazione dello ‘Stato islamico’ e arrivano al fronte “già indottrinati dal primo giorno”, ma senza alcuna esperienza nell’utilizzo delle armi.

Appena concluso l’addestramento, però, si dimostrano “entusiasti” di combattere. E’ il profilo dei ‘jihadisti italiani’ che emerge da alcune interviste realizzate da Aki – Adnkronos International.
“La presenza di italiani tra le fila dell’organizzazione dello Stato islamico (Is) è certa. Vi sono combattenti dall’Italia che lottano al fianco dell’Is, questo è un fatto certo e documentato – dice ad Aki Fares Tammo, coordinatore generale del Consiglio rivoluzionario curdo, ala militare dell’opposizione al regime di Bashar al Assad – Tutto ciò che sappiamo sono solo numeri, ma non abbiamo nomi”. “Posso assicurare che si tratta di decine di persone, e non solo qualche caso isolato, e la maggior parte è originario dei Paesi del Maghreb, ossia italo-marocchini, italo-algerini e italo-libici, un numero inferiore sono musulmani asiatici. Tutti – prosegue – arrivano già indottrinati dal primo giorno e quindi non hanno bisogno di formazione ideologica, ma piuttosto di formazione all’uso delle armi”.
Questa formazione “dura una o due settimane al massimo, poi vengono spinti in battaglia, ma la questione dei jihadisti europei non ci riguarda e non ci interessa, è un problema europeo – ribadisce Tammo – Parlare dei combattenti europei non avrà alcun effetto sulla nostra lotta”. E così sottolinea come “in realtà, non ci interessa il fatto che siano italiani, poiché tutti i miliziani di quell’organizzazione sono nostri nemici, italiani e non”.
begin affiliation zone script end affiliation zone script
Saber Bashar, ufficiale di collegamento tra le forze dell’Esercito libero siriano e ufficiali dell’Esl di stanza in Turchia, assicura ad Aki di “aver incontrato almeno tre italiani in circostanze diverse che si erano arruolati con il movimento Ahrar al-Sham e che erano di origine nordafricana, uno forse somalo o marocchino del sud, in quanto di colore”. “Erano in possesso dei loro documenti ufficiali, nessuno aveva chiesto loro di liberarsene. Non hanno parlato molto del loro passato – dice Bashar – abbiamo parlato del presente e della lotta per la vittoria dei musulmani, ma dai loro discorsi era chiaro che avevano una conoscenza superficiale dell’Islam. Uno di loro, si comportava in modo irresponsabile: sui vent’anni, algerino, come avevamo capito dalla parlata, era sempre nervoso e diceva che non voleva tornare e che se fosse stato costretto sarebbe tornato nel suo Paese e non in Europa”.
Intanto all’aeroporto di Framcoforte sono state fermate tre ragazza americane che volevano andare in Siria per unirsi agli jihadisti. Due sorelle di origine somala, di 15 e 17 anni, ed un’amica di 16 anni di origine sudanese che sono state fermate all’aeroporto e consegnate all’FBI. Era stata alla polizia locale che i genitori si erano rivolti subito dopo la scomparsa delle ragazze, preoccupati dal fatto che dalle loro case erano spariti i passaporti e circa 2mila dollari. E gli investigatori in poche ore, analizzando i computer delle ragazze, erano riusciti a ricostruire il loro piano – organizzato dalla più grande, la 17enne – e rendersi conto di essere di fronte ad un caso che gli agenti federali non esitano a definire “preoccupante”.

{jcomments on}