vescoviLa maggioranza c’è ma sulle unioni gay e sulla comunione ai divorziati dai padri sinodali fioccano i ‘non placet’. La relazione finale di diciotto pagine, votata al termine dei quindici giorni di Sinodo straordinario sulla famiglia, ha registrato divisioni tra i vescovi sui punti più delicati.

La questione della comunione per i divorziati risposati e quella dell’omosessualità non hanno incassato i 2/3. “Ciò significa che su questi temi non c’è stato un consenso ampio – ha spiegato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano – ma del resto con questo documento non si volevano prendere decisioni. Si volevano mettere sul tappeto argomenti su cui discutere nel prossimo Sinodo del 2015”.
“Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. E’ quanto si legge al punto 55 del documento finale approvato dal sinodo dei vescovi, che risulta emendato in molti punti. “Gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza”, afferma il documento. I Padri sinodali hanno espresso 62 ‘non placet’ (contro i 118 sì) sulla “attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale”. Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, ha evidenziato che “per la Chiesa la famiglia è quella formata da un uomo e una donna”.
Ancora più voti contrari si sono registrati sulla comunione per i divorziati risposati: 74 i no.

Al Sinodo sulla famiglia ci sono state “animate discussioni”, ha ammesso Papa Francesco nel discorso ai Padri sinodali. Ma “personalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava Sant’Ignazio, se tutti fossero stati d’accordo o taciturni in una falsa e quietista pace. Invece ho visto e ho ascoltato – con gioia e riconoscenza – discorsi e interventi pieni di fede, di zelo pastorale e dottrinale, di saggezza, di franchezza, di coraggio e di parresia”. Francesco dice di avere sentito che “è stato messo davanti ai propri occhi il bene della Chiesa, delle famiglie e la ‘suprema lex’. E questo sempre – lo abbiamo detto qui in Aula – senza mettere mai in discussione le verità fondamentali del Sacramento del Matrimonio: l’indissolubilità, l’unità, la fedeltà, la procreatività, ossia l’apertura alla vita”. La Chiesa, dice Bergoglio, è quella che “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare o classificare persone”.

Prima della ‘relatio’ era stato approvato il messaggio finale dei padri sinodali con 158 sì e 16 no su 174 votanti. Tra i passaggi più importanti quello sulla Chiesa come ”casa con la porta sempre aperta nell’accoglienza” che ”non esclude nessuno”.

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