L’epidemia è sbarcata nel nostro continente. A Madrid è stato infatti accertato il primo caso di contagio europeo. Si tratta di un’infermiera spagnola, infettata per aver curato in Spagna un missionario morto dopo essersi ammalatosi in Sierra Leone.

Dunque, si tratta anche del primo caso in cui il virus si propaga fuori dall’ Africa. E’ stata invece infettata in Sierra Leone una norvegese di 30 anni volontaria di Medici Senza Frontiere, per la quale è stato disposto il rimpatrio in Norvegia questa notte, dopo che gli esami del sangue hanno confermato che si tratta di Ebola. L’infermiera spagnola – di cui per ora non sono state diffuse le generalità – è stata posta immediatamente in isolamento appena si sono manifestati i primi sintomi. La donna sarebbe in condizioni stabili. Ma l’allerta è massima, e il ministero della salute spagnolo ha convocato un vertice di crisi per un aggiornamento sui piani d’emergenza messi a punto da Madrid. Più passano i giorni e più quella di Ebola appare oramai come un’emergenza mondiale, che oltre all’Africa occidentale colpisce adesso anche le due sponde dell’Atlantico.
E se in Sierra Leone si registra il giorno più nero da quando e’ esplosa l’epidemia, con 121 morti e 86 nuovi casi in appena 24 ore, l’Organizzazione mondiale della sanità aggiorna il bilancio generale delle vittime dell’epidemia salito a 3.439 morti su un totale di 7.492 casi in Africa occidentale (compreso il caso registrato negli negli Stati Uniti).