Il direttore del WSJ: se l’Europa non cambia è spacciata

“Se l’Europa non cambia, non ha speranza; la crisi non è l’esito dello shock finanziario americano del 2007 ma di un’economia già sclerotizzata, senza crescita del reddito medio da quindici anni”. Lo dice Gerard Baker, direttore del The Wall Street Journal, intervistato da Qn. “La crisi – continua il giornalista – ha riguardato l’incapacità degli Stati di gestire il sistema fiscale. Dal 2008 si sono fatte tante riforme”, “col risultato di avere istituti di credito bloccati, più riluttanti ad assumere rischi e quindi a erogare finanziamenti. Il problema non è il troppo capitalismo, ma che non ce ne possa essere abbastanza”. Per il direttore del Wall Street Journal, in Europa urge “liquidità finanziaria. Poi un sistema normativo che incoraggi gli investimenti e l’assunzione dei rischi, compreso quello del fallimento, se poi è garantita la possibilità di riprendersi. Infine un mercato del lavoro dinamico”. Baker parla anche dei vincoli europei: “Sono le circostanze storiche a definire accettabile un parametro. Se gli equilibri economici cambiano, quel livello richiesto diventa un costo insostenibile. In economia niente è fisso per sempre. Che il rapporto deficit-pil sia al 3% o al 4% non è il problema, ma certo occorre dare ai governi degli indicatori quantificabili”. (ANSA, 6 ottobre 2014)

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