Domnica-CemortanE’ tornata a far parlare di sé qualche giorno fa Domnica Cemortan, la ballerina moldava che la notte del naufragio della Costa Concordia si trovava in plancia con l’allora comandante Schettino.

La donna considerata in un certo senso la responsabile della tragedia, la causa della distrazione del comandante, da subito aveva catturato l’attenzione per il ruolo di amante, ma anche per la sua presenza a bordo da chiarire, dato che non faceva più parte del personale Costa né risultava nella lista ufficiale dei passeggeri.

E’ tornata alla ribalta in queste settimane lanciando un ultimatum a Schettino via Facebook: “Francesco Schettino, hai una settimana di tempo per dire tutta la verità sulla notte della Concordia”.

E così scaduto il termine, Domnica ha iniziato la serie di rivelazioni sulla stampa e poi si è presentata ospite di Mattino 5 per raccontare la sua verità.

Sembra che la ballerina abbia voluto utilizzare l’intera intervista a riabilitazione della sua persona, “che da due anni non vive più per ciò che è successo”, perché perseguitata e additata dai media come l’amante di Schettino, la donna dello scandalo.

E in qualche modo, uno scandalo cerca di farlo nascere sul serio. Un giallo più che altro.

Domnica racconta che mentre tutti scendevano ai ponti inferiori per prendere posto nelle scialuppe di salvataggio, Schettino, con lei e il maitre Ciro Onorato, sarebbe salito al ponte 11 per attendere un elicottero della compagnia. Se in un primo momento aveva ritenuto che l’elicottero dovesse trarli in salvo, poi ha raccontato che doveva prelevare un oggetto. Un oggetto che lei non ha visto, ma di sicuro ingombrante e molto importante. Cambia immediatamente tono però: “Io lo so cosa conteneva quella borsa, se me lo chiedono in procura lo dico, ma finora non sono sembrati interessati. Io sono andata in procura per fare delle dichiarazioni, sono stata in aula tre volte. Ho parlato del ponte 11, la procura sapeva la mia versione, ma non sono stati interessati ad approfondire, sono andata in aula tre volte”. Poi aggiunge velando un complotto. “Quella sera Schettino aveva tre telefoni ma durante le indagini abbiamo sentito le registrazione di uno solo. Io non so chi abbia chiamato quella sera”.
Dichiarazioni contraddittorie. Alla procura di Grosseto in anni di indagini nessuno ha mai riferito di questo oggetto misterioso. E tantomeno risulta la presenza di un velivolo in zona operazioni diverso da quelli militari e delle forze dell’ordine impiegati per i soccorsi ai naufraghi. “Nessuno ha visto e sentito un elicottero, non risulta”, ha detto il procuratore Francesco Verusio. Secco, poi, il commento di Gregorio De Falco, che era capo della sala operativa della capitaneria di Livorno: “Un’ipotesi da non prendere neanche in considerazione”. Al Giglio si alternarono elicotteri di guardia costiera, marina, aeronautica, guardia di finanza. Mentre sull’isola atterraggi ‘curiosi’ di velivoli privati nell’unica piazzola attrezzata non risultano la notte del naufragio. {jcomments on}