Isis-IraqSono «più di 3mila» gli europei che si sono uniti ai jihadisti dell’Isis in Siria e Iraq. Ma non solo. Un attacco terroristico di grandi dimensioni in Europa è pressoché «inevitabile» con il rientro di jihadisti europei da Siria e Iraq. A dirlo è il coordinatore europeo contro il terrorismo, Guilles De Kerchove, intervistato dai media britannici.

 

Intanto dalla Spagna arriva la notizia dell’arresto di nove persone sospettate di far parte di una cellula terroristica.
In particolare, parlando con la «Bbc», de Kerchove ha messo in guardia l’Occidente dal rischio che i raid aerei in Iraq e Siria scatenino attentati per rappresaglia in Europa. «È stato chiaro con la Francia. Tre giorni fa (l’Isis) ha diffuso un comunicato per dire che ci sarebbero state rappresaglie contro la coalizione; e in Algeria è stato rapito un francese e ed è stato decapitato: hanno fatto quel che avevano annunciato». Non solo: secondo quanto dice il «Guardian», citando ancora un dossier europeo sul terrorismo, c’è il rischio che gruppi terroristici «rivali«, per esempio al-Qaeda, possano compiere attentati per mantenere alto il loro profilo: «La crescita (dell’Isis) potrebbe spingere al-Qaeda a far qualcosa per mostrare che conta ancora». Secondo le stesse fonti, gli Usa stanno facendo pressioni sulle istituzioni Ue e i 28 governi partner affinché fronteggino la minaccia, ma l’Europa starebbe rispondendo con difficoltà nel produrre gli strumenti necessari per ridurre il rischio.
«È pre-programmato», ha continuato una fonte vicina al dossier che studia la possibilità di un attacco, «abbiamo segnali chiari che ciò è quanto i combattenti stranieri stanno facendo. È la principale minaccia che ci si pone». Il timore è inoltre, ha sottolineato la stessa fonte, che la situazione possa essere fuori controllo, «che possa essere già troppo tardi». Anche il «Guardian» cita Gilles de Kerchove il quale fa sapere che alla prossima riunione dei ministri dell’Interno Ue prevista a Lussemburgo prenderanno parte anche rappresentanti dei principali provider di social media tra cui Twitter, Facebook e Google, nel tentativo di intervenire sulla propaganda dell’Isis che corre su internet.

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