immigratiC’è un terrorista palestinese in fuga per l’Italia. È arrivato con un barcone, come migliaia di clandestini. È passato come tutti per i centri di prima e seconda accoglienza. Come molti altri si è dileguato nei giorni scorsi.

La polizia ha fatto in tempo ad interrogarlo e ha sequestrato le foto conservate nel suo cellulare. Immagini inquietanti e drammatiche: l’uomo è in mimetica e imbraccia un Kalashnikov. Ma gli elementi raccolti non sono stati sufficiente per spezzare la catena burocratica: oggi la massa dei migranti – 135 mila sbarchi nel 2014 – sfugge di fatto ai controlli rigorosi, le leggi sono inefficaci e non vengono rispettate. I numeri sono troppo alti per poter gestire l’emergenza sbarchi. E lo stesso meccanismo perverso si è messo in moto con il palestinese la cui identità è a oggi ignota.
Naturalmente un’informativa è stata inviata dalla Sicilia a Roma, ma tutto questo non è servito, o comunque non è stato sufficiente, per predisporre controlli più stringenti.
Mancano gli strumenti legislativi  mancano il tempo e gli uomini in divisa per fronteggiare la mole ingente degli sbarchi, manca tutto. In realtà una strada sarebbe stata praticabile: il fermo di polizia. Ma è anche vero che con ogni probabilità il provvedimento non sarebbe poi stato convalidato dalla magistratura che per bloccare un individuo vuole prove solide. Prove che in questa fase sarebbe stato impossibile fornire.

{jcomments on}