suoreBurundiCosì sono morte le tre missionarie italiane, uccise nel loro convento alla periferia di Bujumbura, in Burundi, dove da sette anni dedicavano la loro vita ai più bisognosi.

Il portavoce della polizia, il colonnello Helmenegilde Harimenshi, ha annunciato l’arresto dell’assassino. Si chiama Christian Claude Butoyi, ha 33 anni, e le avrebbe uccise convinto che il loro convento sia stato costruito su un terreno che apparteneva alla sua famiglia. Presentato alla stampa, non ha detto una parola, ma secondo il portavoce ha ammesso i fatti senza difficoltà spiegando: “Le ho violentate e poi le ho uccise”, perché “si tratta di stranieri che occupano la (mia) proprietà”.
Secondo quanto divulgato dalla polizia, l’uomo, introdottosi forse da solo nel convento, ha prima violentato e poi sgozzato due delle tre suore, rubando un cellulare e le chiavi del convento stesso. Poi, nella notte, nonostante i poliziotti di sorveglianza si sarebbe rintrodotto nuovamente nella struttura uccidendo la terza donna. Non un raptus quindi, ma un gesto deliberato.

E’ una spiegazione, però che sembra lasciare troppi buchi: la possibile presenza di complici oltre che soprattutto il movente, dato che quello della rapina è un po’ debole, avendo portato via solo un cellulare e lasciato invece i soldi.

L’uomo al fermo è stato incriminato grazie al possesso delle chiavi del convento e del cellulare di una delle suore uccise. Dopodiché la confessione.

L’ordine dei saveriani è sconvolto, non si spiegano come possa essere accaduta una cosa del genere, non avendo mai avuto problemi e avendo sempre ricevuto l’appoggio e il sostegno della popolazione locale.

Proprio per questo le tre suore, ormai anziane, avevano scelto di non rientrare in Italia, chiedendo di essere sepolte in Africa alla loro morte.

Le tre religiose riposeranno nel cimitero di Panzi, nei pressi della città di Bukavu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, vicino ad altri missionari che sono morti o sono stati uccisi in questa regione africana. {jcomments on}