giustiziaPer i giudici italiani la Giustizia va bene così com’è e guai a tentare di riformarla. Così ora vanno all’assalto di Renzi e della sua rproposta di revisione come prima avevano fatto con Berlusconi. “E’ inefficace e frutto di compromesso” e contiene “norme punitive ispirate a logiche del passato”,  afferma l’Associazione nazionale dei magistrati.

“E’ nel settore penale – rileva l’ – che i disegni di riforma rivelano i caratteri del compromesso e del cedimento a pressioni e a veti”. “L’annunciata modifica della disciplina della prescrizione, oggi patologica e patogena, non tocca la riforma del 2005 (con la c.d. legge ex Cirielli) – spiega l’Associazione  – prodotto di una delle varie leggi ad personam: si risolve invece nella debole scelta di introdurre due nuove ipotesi di sospensione temporanea ed eventuale del suo decorso.
L’intervento sulle impugnazioni pare rinviato ai tempi incerti della legge delega. Si annunciano complicazioni nella disciplina di acquisizione dei tabulati telefonici (che sarebbe sottoposta all’autorizzazione del gip) e della pubblicazione del testo delle intercettazioni nei provvedimenti giudiziari, peraltro con lesione dei diritti di difesa. Quanto ai nuovi reati di falsità in bilancio e di autoriciclaggio, destano preoccupazione le pressioni di cui danno conto i mezzi di informazione, per realizzare una riforma di facciata, a fronte di un’emergenza del Paese costituita dalla corruzione e dalla criminalità organizzata ed economica”. Sulla responsabilità civile dei magistrati, “l’eliminazione del filtro di ammissibilità delle azioni di responsabilità civile dei magistrati trascura una casistica che abbonda di atti di citazione carenti dei minimi requisiti formali, dando così il via libera ad azioni strumentali”. L’Anm tocca poi il tema delle ferie e della sospensione dei termini feriale.
“La sospensione feriale dei termini, che si vuole ridurre – osserva il ‘sindacato’ delle toghe – non determina affatto la chiusura dei e garantisce anzitutto all’avvocatura una pausa ragionevole dell’attività ordinaria. Le ferie dei magistrati sono – quanto a durata – in linea con quelle della categoria dei dirigenti, considerato che esse non sospendono i termini di deposito dei provvedimenti e sono in buona parte impiegate – per senso deontologico prima che per obbligo di legge – ai fini dello smaltimento del lavoro. Se fosse confermata, l’annunciata riduzione delle ferie, decisa senza alcun previo confronto con la magistratura, sarebbe un grave insulto non per l’intervento in se stesso ma per il metodo usato e per il significato che esso esprime. Addirittura, ciò avverrebbe con un decreto legge a efficacia differita (cioè un ossimoro), quando altre riforme ben più urgenti sono incerte o rimandate al disegno di legge o addirittura alla legge delega”.
“Una prima analisi dell’intervento del ” in materia di riforma della giustizia “in attesa che siano resi noti i testi ufficiali definitivi, deve guardare oltre le entusiastiche dichiarazioni pubbliche e gli slogan promozionali che l’accompagnano: dichiarazioni e slogan che vogliono dissimulare, con esibita enfasi, diversi cedimenti e timidezze”.
Insorge il Pd: “La presa di posizione dell’Anm ha dell’incredibile. È bastato l’intervento annunciato dal premier Renzi di ridurre i giorni di ferie ai magistrati, a scatenare una rivolta della categoria. I privilegi devono finire per tutti, 46 giorni di riposo, nell’attuale stato della giustizia, sono francamente troppi”,  affermano i senatori del Pd Claudio Moscardelli e Francesco Scalia. “Purtroppo i rilievi mossi dall’Anm appaiono viziati da questo aspetto – aggiungono i senatori – oltre che dalla norma che riduce la sospensione feriale dei tribunali da 45 a 25 giorni”, concludono i senatori.
Prima, quando le riforme le proponeva Berlusconi, le proteste dell’Anm erano Vangelo…

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