pecoraroFrancesco Pecoraro con “La vita in tempo di pace” (Ponte alle Grazie) per la narrativa, Alessandro Fo con “Mancanze” (Einaudi) per la poesia e Luciano Mecacci con “La Ghirlanda fiorentina” (Adelphi) per la saggistica sono i supervincitori dell’85.ma edizione del Premio Letterario Viareggio Rèpaci 2014.

Lo ha stabilito ieri sera la giuria, scegliendoli nell’ambito delle tre terne di finalisti, tutti vincitori del Premio Giuria Viareggio, nelle rispettive sezioni. La cerimonia si è svolta nella Sala Puccini del Centro Congressi Principe di Piemonte, in viale Marconi 130. Altri tre riconoscimenti sono stati conferiti allo storico Paul Ginsborg, che ha ricevuto il Premio Internazionale Viareggio Versilia, alla studiosa Silvia Chessa, Premio per la filologia, mentre il premio Città di Viareggio è andato alla memoria del musicista e poeta Sergio Sandrelli, fratello dell’attrice Stefania Sandrelli, che ha ritirato il premio e letto alcune sue liriche.
“Non me l’aspettavo il premio – afferma Francesco Pecoraro – Non  lo considero un risarcimento dello Strega, dove arrivare finalista è stato comunque un buon risultato, viste le forze in campo. Sono molto contento di aver vinto il Viareggio perché è un apprezzamento del mio lavoro di scrittore da parte di una giuria che stimo. Nel romanzo c’è un uomo che aspetta un volo in un aeroporto e riflette su alcune questioni ordinarie e ‘straordinarie’ della sua vita, ripercorrendone il percorso. Ho cercato di raccontare attraverso le sue vicende la storia del nostro Paese e le contraddizioni borghesi che ho vissuto anch’io, in prima persona. Le debolezze, gli slanci, quel che ci illudevamo di essere e quel che alla fine – nostro malgrado – siamo diventati. Non ho un progetto futuro, non c’è ancora niente di chiaro in questo momento. Ora c’è il libro, dopo vedremo”. Nato nel ’45 a Roma, dove vive, Pecoraro ha pubblicato fino a oggi i racconti d’esordio “Dove credi di andare” (Mondadori 2007) che hanno ricevuto i premi Napoli e Berto, “Questa e altre preistorie” (Le Lettere, 2008), che riunisce le prose del suo Tashblog, infine le poesie “Primordio vertebrale” (Ponte Sisto, 2012).
“Sono onorato di aver vinto il premio internazionale Viareggio Versilia – sostiene lo storico Paul Ginsborg – Nei miei studi mi sono concentrato in principio sulla storia del Risorgimento e su Daniele Manin, in seguito sull’Italia contemporanea in particolare sulla storia della Repubblica, quindi su quella dei rapporti tra stato e nucleo familiare in cinque paesi (Russia, Turchia, Italia, Spagna e Germania) nella prima metà del Novecento. Quest’ultima fatica, costata anni di ricerca, ha poi preso la forma di un corposo volume, Famiglia Novecento, pubblicato da Einaudi a fine 2013. Spero di poterne fare un secondo, che arrivi ai giorni nostri; il lavoro dello storico è fluviale. Da quando nel ‘92 ho deciso di lasciare Cambridge per la Facoltà di Lettere di Firenze, non ho mai rimpianto questa decisione: ho trovato una città piena di associazioni e di attività, e ho cercato di dare anch’io un contributo a questa vivace società civile. Ma negli ultimi anni la vita universitaria italiana, prima abbastanza fiorente, ha sofferto dell’incuria dei governi che si sono succeduti, sordi alle necessità culturali del Paese. Una tragedia, non posso chiamarla che così, che ha lasciato molti degli studenti a cui ho insegnato, talvolta dei veri intellettuali in fieri, senza speranze e senza sbocchi”.       
“85 anni rappresentano un compleanno di tutto rilievo, quanto mai impegnativo, anche per le agitate acque finanziarie che, sia la nostra vita culturale, che il nostro Premio, si sono trovati a navigare – commenta dal canto suo Simona Costa, presidente del Premio letterario Viareggio Rèpaci – Ma il Viareggio non è affondato: questo dimostra la sua intatta vitalità, dovuta alla grande storia e al suo profilo unico nel panorama italiano. Si tratta, infatti, di un riconoscimento che ha attraversato una lunga e difficile serie di eventi, tra la grande storia e la piccola cronaca, riuscendo a preservare la propria autonomia e libertà culturale. Un riconoscimento che non mira a rincorrere il gusto del momento e l’immediata risposta  commerciale, ma cerca, anno per anno, e su tre fronti diversi (narrativa, poesia e saggistica) di riconoscere e valorizzare, anche in campo internazionale, le voci più originali, destinate a lasciare un segno nel dibattito delle idee”.