padoanrenziInfrastrutture, ambiente e misure economiche sono i principali punti dello Sblocca-Italia, il decreto che venerdì prossimo sarà in Cdm, e su cui il governo sta ancora lavorando, specie per mettere a punto le coperture.

 

Il premier Matteo Renzi ha parlato di 43 miliardi da “movimentare”, con il commissariamento di alcune tratte ferroviarie ad alta capacità quali la Napoli-Bari, la Torino-Lione, il Brennero, la Catania-Palermo. Mentre una maggiore prudenza circonda gli incentivi fiscali per favorire la realizzazione di nuove infrastrutture.
Confermate le misure di semplificazione come il regolamento edilizio standard per tutti gli 8mila comuni. Nonché il potenziamento del ruolo di Cassa depositi e prestiti nel finanziamento di investimenti di interesse pubblico. Alla legge di stabilità potrebbe invece essere rinviata la parte più cospicua del dossier partecipate che in un primo momento sembrava invece destinata allo sblocca-Italia. Nel decreto che venerdì sarà sul tavolo del Cdm ci si potrebbe limitare a prevedere degli incentivi fiscali per gli enti locali che decidono di dismettere le proprie partecipazioni oppure di proseguire sulla strada degli accorpamenti sulla scorta della ricetta suggerita dal commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli. Quello che entrerà certamente nel decreto legge è poi un corposo pacchetto di semplificazioni per l’edilizia e non solo: regolamento edilizio unico standard per tutti i comuni, super-Scia per tutte le attività di impresa, limitazione del potere di autotutela della Pa a sei mesi o un anno, possibilità per assessori e ministri di rettificare entro sette giorni il parere negativo dato dalla propria amministrazione in conferenza di servizi. Il nodo coperture. È stato lo stesso ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, a margine dei lavori del Meeting di Cl a Rimini a dire che probabilmente una parte delle coperture del decreto (con relative misure) saranno affidate “alla legge di stabilità”. Dal confronto tra il premier e il ministro Padoan è emerso poi un problema complessivo di risorse, che non significa soltanto la ricerca di nuovi fondi statali, ma anche possibilità di spendere risorse esistenti in deroga al patto di stabilità. Per il momento ci sono effettivamente disponibili 1,2 miliardi del “fondo revoche”, che svincola le risorse da vecchie opere infrastrutturali incagliate per ridestinarle a nuovi obiettivi. L’attenzione dei tecnici che lavorano al decreto in queste ore è poi concentrata sui 2,5 miliardi del Fondo sviluppo coesione (Fsc), a valere sul biennio 2015-2016 ma impegnabili tutti subito, che potrebbero rimpinguare la dote del provvedimento con cui il governo vorrebbe rilanciare investimenti e crescita.

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