VanessaeGretaUn milione di euro. Sarebbe questa la cifra chiesta per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze italiane rapite il 31 luglio in Siria. Le giovani, inoltre, volontarie del progetto di cooperazione umanitaria Horryaty, sarebbero nelle mani di un gruppo di criminali comuni, che operano comunque a contatto con i fondamentalisti islamici.

 

Gli ostaggi, infatti, sarebbero stati venduti più volte e passati nelle mani di numerosi gruppi di ribelli, fino ad arrivare agli attuali rapitori. È quanto riferiscono fonti dell’intelligence, che parlano dunque di una trattativa aperta tra l’Italia e chi al momento ha in mano le due cooperanti. Non è chiaro quanti passaggi ci siano stati, ma secondo quanto riferito potrebbero essere stati almeno quattro i gruppi che hanno preso e poi ceduto le ragazze. La possibilità che Greta e Vanessa, 20 e 21 anni, siano state vendute in cambio di soldi, armi o favori da un gruppo all’altro, dunque, non è da escludere. La regione in cui sono state rapite è controllata dall’Isis, il gruppo fondamentalista islamico capeggiato da Abu Bakr Al-Baghdadi, ma anche da altre realtà autonome, comunque riconducibili a ideologie islamiste che osteggiano il regime di Assad. Secondo le fonti, infatti, anche se le due italiane non sono nelle mani dell’Isis, potrebbero comunque essere nella disponibilità di altri gruppi jihadisti il cui operato, in ogni caso, non sfugge al controllo degli uomini di Al-Baghdadi, «conquistatori» della zona in cui le due italiane sono state rapite. La cifra richiesta per il riscatto, infatti, è al lordo delle spettanze dei vari intermediari, anche perché non pare spropositata rispetto a quelle richieste per altri rapimenti. Il passaggio da un gruppo all’altro, poi, sarebbe avvenuto sulla base di accordi per lo scambio di armi o soldi per finanziare le attività degli stessi. Alcuni di questi, suggeriscono le fonti, anche se ideologicamente vicini all’Isis, sono criminali comuni che sono interessati solo a fare cassa. Oltre all’Isis, infatti, nella jihad contro il regime combattono anche altre realtà composte da numerosi gruppi tra i quali, i più noti, sono Jabhat Al Nusra e Ahrar Sham (Uomini liberi della grande Siria). L’Unità di crisi della Farnesina e i servizi di intelligence, comunque, da giorni lavorano senza sosta per riportare in patria le due cooperanti. E queste sarebbero ore decisive.
Intanto ieri Abc News riferisce che nelle mani dello Stato islamico c’è un altro ostaggio americano. Si tratta di una operatrice umanitaria statunitense di 26 anni, per il cui rilascio chiede un riscatto di 6,6 milioni di dollari. Inoltre gli insorti chiedono il rilascio di Aafia Siddiqui, neuroscienziata pachistana conosciuta come «Lady al-Qaeda» condannata a 86 anni di carcere per il tentato omicidio nel 2008 di agenti dell’Fbi e di ufficiali dell’esercito Usa. La Casa Bianca, poi, a proposito di un accordo con il governo siriano, ha precisato che «non ci sono piani di coordinamento con il regime di Assad». Quanto a una collaborazione con Damasco, che proprio ieri ha aperto alla comunità occidentale per fare fronte contro il nemico comune, il portavoce della Casa Bianca ha chiarito: «Per quanto riguarda la politica degli Usa, noi non riconosciamo» Assad come presidente della Siria. Premesso questo, Earnest ha quindi chiarito che «non ci sono piani per cambiare questa politica e non ci sono piani per coordinarsi con il regime di Assad». Sui voli di ricognizione sulla Siria, che gli Usa si appresterebbero a far partire, il portavoce della Casa Bianca ha chiarito: «Il presidente non ha ancora preso alcuna decisione». In serata, però, la notizia di aerei spia Usa pronti a entrare nello spazio siriano.

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