dursoNon è che questa volta nostra Signora di Canale 5 abbia fatto qualcosa di più (o meno, dipende dal punto di vista) delle altre volte. Se il trash si misurasse in kg lei ne farebbe una tonnellata al giorno. E se dovessimo chiamarlo per nome, si sa, lo chiameremmo Carmelita.

 

Ormai ci siamo abituati ai suoi eccessi espressivi, agli stupiti “sta cercando di dirmi che…” e alle giustificazioni del “io sono come mi vedete”.

Non mi stupisce quindi che quest’estate si sia data al selfie pazzo o che abbia realizzato un servizio fotografico posando stile casalinga succinta anni ‘50.

Sono più stupita invece dalle nuove generazioni che hanno visto uno sfregio in queste foto, uno schiaffo virtuale ai loro genitori che lavorano duramente ogni giorno. Quando la D’Urso ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto in cui, sottoveste di seta e tacchi alti, sbuccia patate sbuffando, uno sciame di ragazzine ha invaso la foto di commenti di disprezzo verso questa “caricatura della fatica”, ma soprattutto di solidarietà verso chi davvero ogni giorno deve sgobbare per arrivare a fine mese. Una presa di coscienza che, al di là del fatto in sé attraverso cui è stata veicolata, mi rincuora su questa generazione di iperconnessi che invece comprende perfettamente gli sforzi dei genitori, li ammira per questo e detesta chi, in un modo o nell’altro, li deride. Un fronte comune compatto fatto di 15enni con le idee chiare in materia di affetti, valori e ferrati sui tempi duri che corrono.

Ne riporto uno per tutti.

“Parli del rispetto per le donne nel tuo programma e poi posti foto che bruciano il rispetto che la donna ha cercato di avere per anni così… non sai neanche cosa sia il rispetto, parli di fatica ma il tuo non è neanche definibile, sei pagata solo per far finta di provare compassione davanti alle disgrazie della gente. Se solo tu la provassi la vera fatica, quella di doversi alzare la mattina e andare a lavoro in bicicletta come fa mio padre tutte le mattine da 25 anni (8 km di andata e 8 di ritorno) perché non abbiamo la possibilità di comprarci la macchina. Esce alle 6 la mattina e torna alle 7 e mezza la sera e non posso vederlo mai, si spezza la schiena per tirare su me e i miei 3 fratelli, per darci da vivere, per farci studiare e per mandarci una settimana in montagna ogni 4 anni e lui non può venire, perché non gli danno le ferie. Questo vuol dire spaccarsi la schiena, per non parlare di chi poi conduce uno stile di vita ancora peggiore, ma ho voluto riportare quest’esempio perché lo sento molto vicino. Ma chi è qui la persona che ha la soddisfazione di vedere i figli felici dopo tanta fatica? (e non si parla di sbucciare le patate, anche se so che non puoi capire il significato della parola a pieno) Tu o mio babbo?”

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