etihad-et-alitaliaIl referendum sugli accordi integrativi del gruppo Alitalia va a vuoto, proprio nelle ore in cui il cda si riunisce e dopo 5 ore approva il bilancio 2013 e vara l’aumento di capitale di 250 milioni necessario a garantire altro ossigeno alla compagnia. Ma la strada che dovrebbe portare all’accordo con Etihad, pronta a entrare con 560 milioni, resta in salita, anche a causa dell’aut aut di Poste, decisa a partecipare all’operazione soltanto nella newco.  

 

Tra i sindacati è scontro totale. Da una parte la Uilt, che ritiene la consultazione non valida, dall’altra i sindacati che hanno sottoscritto l’accordo sul piano di risparmi da 31 milioni: Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl trasporti e Usb. «Su un totale di 13.190 lavoratrici e lavoratori aventi diritto al voto, 3.555 sono stati i votanti, raggiungendo una percentuale pari al 26,95%», afferma Claudio Tarlazzi, segretario generale della Uiltrasporti, «sulla base del Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014, il referendum in Alitalia non è valido». A spazzare via i dubbi ci pensa una nota dell’azienda: «Il mancato raggiungimento del quorum, sulla base del Testo unico sulla rappresentanza e democrazia sindacale, conferma la validità degli accordi sottoposti a referendum», scrive Alitalia. Che avvisa: «La coesione e la condivisione delle scelte da parte di tutte le sigle sindacali sono essenziali per il completamento con successo delle intese con Etihad».  
Intanto dopo 5 ore di riunione l’assemblea degli azionisti approva il bilancio del 2013 e l’aumento di capitale. «Non si è parlato di Etihad» dice una fonte. L’ad del vettore, Gabriele Del Torchio, è stato comunque costretto a smentire le voci di stampa secondo le quali la compagnia di Abu Dhabi avrebbe imposto un ultimatum, ponendo il 28 luglio come ultimo termine utile per la chiusura dell’accordo.
Ad agitare le acque sono anche le tensioni tra Poste Italiane e gli altri soci. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Maurizio Lupi, ha però raffreddato le tensioni, dichiarando che il gruppo guidato da Francesco Caio «non sembra abbia detto di voler uscire dall’azionariato». «Mi sembra che il Cda di Poste abbia deliberato la strategicità dell’investimento e abbia detto che il parere sull’accordo con Etihad è assolutamente positivo ed è una grande sinergia», ha aggiunto il ministro.

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