Si tratta di una nuova via d’acqua lunga  278 chilometri chepartirà dalla foce del fiume Brito sul Pacifico, si dirigerà verso la città di Rivas, attraverserà per 105 chilometri il Lago e poi lungo i fiumi Tule e Punta Gorda arriverà nel Mar dei Caraibi permettendo l’accesso all’Atlantico.  E’ la risposta sino-sandinista al Canale di .

Il progettoa ha un costo stimato 40 miliardi di dollari, raccolti dai cinesi della HK Nicaragua Canal Development Investment (HKND), basata a Hong Kong. Il proprietario del gruppo, Wang Jing, nel 2010 ha preso il controllo della Xinwei Telecom di Pechino che ha in portafoglio una serie di contratti per costruire reti telefoniche nel mondo, dal Nicaragua all’Ucraina. Giura di non avere rapporti con lo Stato, il partito, l’esercito, e nel suo ufficio pechinese esibisce un grande quadro con Mao alla guida dell’Armata Rossa. Non dice quanti soldi abbia di suo, ma assicura che i 40 miliardi per il Canale del Nicaragua sono pronti. Ufficialmente i fondi sono privati, ma più di un analista intravede lo Stato cinese alle spalle del fiducioso ex medico tradizionale.
L’impresa parte a dicembre. Obiettivo concludere le opere entro il 2019 e aprire al traffico interoceanico nel 2020. La via di navigazione tra i due oceani che taglierà il Nicaragua sarà alternativa a quella di Panama. Tre volte più lungo, questo canale avrà una larghezza tra gli 83 e i 520 metri e una profondità di 27 metri, dicono gli ingegneri cinesi. Molto più spazioso di quello di Panama (che nel frattempo è in fase avanzata di ristrutturazione), potrebbe permettere il passaggio di super portacontainer da 400 mila tonnellate.
Wang Jing non si accontenta, ha presentato un progetto da 10 miliardi di dollari per rifare il porto di Sebastopoli. E qualcuno assicura che anche dietro i lavori in Nicaragua ci sono fondi e interessi russi. Un bell’intreccio di ingegneria geopolitica .