20140705 73533 albaghdadiiraqMentre si preoccupa di inasprire le sanzioni alla Russia di Putin l’inquilino della Casa Bianca sembra totalmente indifferente a quanto sta accadendo tra Iraq e Siria dove è stato proclamato il Califfato. Anzi, l’ostinazione Usa che appoggia i ribelli anti Assad non fa che aggravare la situazione.

 

 

Ma proprio dai territori del Califfato giungono ogni giorno notizie allarmanti di stragi e violenze.
Oltre 270 miliziani lealisti, guardie e lavoratori sono stati uccisi, molti dei quali con esecuzioni sommarie, dai miliziani jihadisti dello Stato islamico quando si sono impadroniti di un campo petrolifero nella provincia siriana di Homs. Lo riferisce l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), affermando che si tratta della peggiore atrocità commessa dai miliziani dell’organizzazione estremista che si batte sia contro le forze governative sia contro gli altri gruppi fondamentalisti e i ribelli.
l massacro denunciato dall’Ondus è avvenuto invece giovedì al campo petrolifero di Shaer, non lontano dal sito archeologico di Palmira. Tra le 270 vittime (di altre 90 persone non si hanno più notizie, secondo l’Ondus) la maggior parte erano membri delle forze di autodifesa lealiste formate da alawiti di villaggi della provincia di Homs. La stessa confessione, sciita, del presidente Bashar al Assad, considerata eretica dai fondamentalisti sunniti dello Stato islamico. Secondo l’ong, molti sarebbero stati uccisi dopo la cattura.
In un video ripreso dai jihadisti si vedono decine di cadaveri sparsi sul terreno in una zona desertica, mentre alcuni miliziani inneggiano alla propria vittoria. In un altro, si vede un jihadista che si mette in posa accanto ai corpi senza vita e parla in tedesco. Nelle file dello Stato islamico sono molti i combattenti arrivati da altri Paesi arabi e anche europei.
Ma altri episodi si aggiungono alla lista degli orrori attribuiti allo stesso Stato islamico, che mira a dar vita ad un Califfato transnazionale tra la Siria e l’Iraq e che nelle regioni finora sotto il suo controllo ha applicato nel modo più severo i dettami della legge islamica, con esecuzioni capitali ed amputazioni in pubblico.
Lo stesso Ondus, organizzazione con sede in Gran Bretagna ma che può contare su una vasta rete di informatori in Siria, ha detto che due donne accusate di adulterio sono stata lapidate nel nord del Paese in sole 24 ore. La seconda esecuzione, precisa l’ong, è avvenuta venerdì sera a Raqqa, capoluogo dell’omonima provincia, in una piazza nei pressi dello stadio municipale. Ad eseguirla sarebbero stati miliziani dell’Isis dopo che i cittadini presenti si erano rifiutati di farlo. La prima lapidazione sarebbe invece avvenuta giovedì sera nel mercato della cittadina di Al Tabqa, nella stessa provincia di Raqqa, dove sarebbe stata messa a morte una donna di 26 anni. Attivisti siriani residenti a Raqqa e Tabqa avevano detto di non sapere nulla di questa prima lapidazione.