equo-compenso-638x4251-638x330Nuove tasse su Tv, smartphone e computer. Sono quelle rpeviste per l’adeguamento delle tariffe per l’equo compnso che i detentori di diritti d’autore percepiscono dalla Siae.

 

Pagheremo fino a 5,2 euro in più sugli smartphone, 4 euro per un televisore, fino a 9 euro su chiavette Usb e fino a 32,20 euro per ogni computer e hard disk. Sono gli effetti delle nuove tabelle dell’equo compenso, decise da un decreto del ministero dei Beni Culturali che viene pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale.
L’equo compenso è dovuto ai detentori di diritto d’autore e si applica su dispositivi contenenti una memoria. C’è dal 2003, ma le nuove tabelle sono un raddoppio di prezzo rispetto a quelle precedenti, che risalgono al 2009.
Smartphone e tablet sono tra i dispositivi più colpiti. Adesso l’equo compenso è di 3, 4, 4,90 e 5,20 euro rispettivamente per dispositivi con capienza fino a 8 GB, maggiore di 8 e fino a 16 GB, maggiore di 16 e fino a 32, oltre 32 GB. In precedenza si pagava solo 90 centesimi di equo compenso su smartphone e niente sui tablet. Considerando i prezzi dei tablet (per esempio 269 euro per un Kindle Fire HDX con 32 GB) sono aumenti sostanziali, fino al 20 per cento. Una nota del ministero assicurava che non si sarebbero tramutati in aumento di prezzo al consumatore finale, perché l’industria avrebbe assorbito i rincari dell’equo compenso. .
Ma non basta: adesso si prevedono 4 euro sulle nuove tv, dotate di registratore integrato; più un costo variabile per l’hard disk integrato. Hard disk e registratore vanno assieme, quindi le tivù si troveranno nella particolare situazione di un doppio equo compenso. Per l’hard disk si paga 0,01 euro a GB, fino a 20 euro. Significa che su un hard disk da 2 terabyte, il 30 per cento del costo al pubblico equivale all’equo compenso (se i produttori non se lo accolleranno).
Più che raddoppiato l’equo compenso sui computer: 5,20 euro, contro i precedenti 2,40 o 1,90 euro (prima era variabile a seconda del masterizzatore integrato).
Aumenti anche per le schede di memoria (fino a 5 euro di equo compenso), mentre scendono i valori per i telefonini non smartphone (sempre più rari): 50 cent contro i precedenti 90. Pressoché invariate le tariffe per le chiavette Usb: 10 cent a GB, fino a 9 euro. Si dimezzano le tariffe per i Dvd vergini (20 cent contro 41 cent), le cui vendite sono tuttavia in calo, visto che si masterizza sempre meno (a favore dell’uso di memorie Usb).
Le principali polemiche contro l’equo compenso e soprattutto contro i suoi rincari si basano sulla considerazione che si tratti di un balzello ormai obsoleto. Ricordiamo che è un compenso spettante ai detentori di diritto d’autore per coprire la possibilità degli utenti di fare una “copia privata” di film o album comprati. La normativa ci permette infatti di avere una copia personale, per sicurezza e backup, di un dvd, un cd o un Blu-ray. In cambio di questa possibilità, un decreto del 2003 (nato da una direttiva UE del 2001), stabilisce che sui dispositivi contenenti una memoria (che potenzialmente potrebbe ospitare la copia privata) deve esserci un sovrapprezzo. Consumatori, produttori ed esperti (come l’avvocato Guido Scorza), notano che ormai pochissimi fanno copie private della musica comprata. La pratica è in disuso, si legge in un sondaggio commissionato dallo stesso ministero nel precedente Governo, secondo il quale solo una minoranza di persone fa una copia privata, ormai. Dato che è abituale ascoltare la musica in streaming o comprarla già in versione digitale. i consumatori non sono più quelli di una volta.
“L’Italia ha i prezzi di smartphone e tablet più alti d’Europa, è uno dei mercati più redditizi al mondo e in altri Paesi è più alta che da noi (in Francia su uno smartphone arriva fino a 16 euro, in Germania fino a 36 euro). Malgrado questo, le multinazionali hanno deciso di scaricare sul consumatore il compenso che devono ai creativi e non vogliono rinunciare a un solo centesimo dei loro già straordinari fatturati (dichiarati all’estero e quindi spesso non tassati in Italia)”, è la posizione della Siae.

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