FrancescoPiccolo Strega2014Ho atteso il verdetto della Fondazione Bellonci prima di esprimere il mio parere su “Il desiderio di essere come tutti”, il libro di Francesco Piccolo che, contro ogni decenza, si è assicurato il premio che “quintuplica le vendite”.

 

 

Contro ogni decenza perchè se c’è una volta che si è avuta la prova provata che gli esiti dei maggiori premi letterari sono pilotati e decisi a priori è questa. Francesco Piccolo che tutti davano per vincitore, in effetti, ha vinto. Vane sono state le richieste di trasparenza pervenute da più parti al nnfeo di Villa Giulia.
E allora parliamo del suo libro edito da Einaudi.
Non ho ben capito cosa sia. Un romanzo? Una sorta di “Porci con le ali”  quarantanni dopo, ma senza nè porci e nè ali? Oppure la ristesura di un “Berlinguer ti amo” senza la verve di Benigni?
E’ un romanzo? Un saggio? Una commistione tra i due? Scusatemi, ma non l’ho capito. Ammetto i miei limiti.
Però posso certamente affermare che quello che viene definito il romanzo della sinistra è solo un brutto libro. Punto e basta. Anche perchè poi non è neanche un romanzo, ma solo un tentativo mal riuscito di giustificarsi e autoassolversi e nel contempo di assolvere tutto e il contrario di tutto.
Ci si scandallizza per Berlusconi (patron della Einaudi) che viola il sacro suolo della Reggia di Caserta, ma poi, in fondo, ci si accorge che si può vivere nel berlusconismo senza bisogno di espatriare. Perchè poi questa è la normalità della vita. E allora?
Per la cronaca al secondo posto, con uno scarto di soli 5 voti, si è piazzato Antonio Scurati con “Il padre infedele” e al terzo a sorpresa, Francesco Pecoraro con “La vita in tempo di pace”.

TWITTER @BrunelloCavalli

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