renzi5211Il premier tenta timide aperture nei confronti dei grillini cui propone un’ipotesi di introduzione del voto di preferenza. Ma poi precisa che la via maestra per la riforma elettorale è quella tracciata dall’Italicum che piace anche a Fi e Ncd.

 

 

Matteo Renzi incontra i cinquestelle alla Camera, in diretta streaming, accettando il confronto richiesto. Il capo del Governo ascolta i pentastellati, evidentemente animati da una nuova intraprendenza parlamentare, e si dice addirittura pronto a valutare l’inserimento delle preferenze nell’Italicum ma soltanto qualora la nuova legge garantisse pienamente la governabilità. Poi, è la mossa inaspettata, prova a coinvolgerli nella discussione sulla legge di riforma costituzionale al Senato.
Tanto basta per allarmare Forza Italia e, soprattutto, gli alleati di maggioranza che temono di rimanere stretti da una possibile tenaglia Pd-Grillo. Ncd reagisce presentando un nuovo emendamento a Palazzo Madama che rilancia l’elezione diretta dei senatori (norma che, invece, Renzi non vuole assolutamente). Ed anche Fi si mostra nervosa: “L’accordo resta sull’Italicum – sottolinea il capogruppo al Senato Paolo Romani in una nota ispirata da Silvio Berlusconi dopo un vertice a Palazzo Grazioli – e siamo pronti ad approvarlo nei tempi previsti”. Dall’esecutivo, però, trapela una rassicurazione: l’asse preferenziale resta quello attuale. Chissà se basta agli alleati che lo leggono come l’inizio della politica dei due forni: mettere in concorrenza i contendenti per scegliere, a seconda delle evenienze, l’interlocutore migliore. Lo scenario soddisfa anche il M5S che ottiene l’obiettivo, mediatico più che politico, che si era preposto prima del vertice: “scongelarsi” agli occhi degli elettori e dimostrare di essere una forza politica propositiva e non solo di rottura. Sarà per questo che, al termine dell’incontro durato circa un’ora, il primo al quale Grillo non partecipa, tutti appaiono soddisfatti. Renzi può appuntarsi un’ulteriore medaglia come ‘premier costituente’; i cinquestelle incassano un nuovo incontro tra una settimana. Ma l’esito del vertice non era così scontato, anzi inizia in un clima di diffidenza reciproca. L’incontro parte con un colpo di scena: dieci minuti prima della riunione, Renzi cambia la “formazione” dem e annuncia che scenderà in campo insieme a Debora Serracchiani, Stefano Speranza e Alessandra Moretti. Per i cinquestelle, ci sono Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, i capigruppo Maurizio Buccarella e Giuseppe Brescia. Tocca proprio a Toninelli rompere il ghiaccio e presentare la proposta di legge M5S. Renzi si mostra subito disponibile e sottolinea di essere “felice di poter ragionare e confrontarsi insieme”: “Le regole si scrivono insieme e lo diciamo fin dal primo momento”. E’ un accenno alle prime prove di dialogo a dicembre, bocciate da Grillo, e alle consultazioni in streaming nel corso delle quali fu chiuso ogni spiraglio. Quindi, entra nel merito. Per Renzi la proposta M5S non è percorribile perché “il Toninellum”, come lo definisce lui, “non garantisce la governabilità”. Il premier pone una serie di rilievi, in particolare bocciando le preferenze negative che – sostiene – potrebbero favorire il voto di scambio e ricordano “le nomination del Grande Fratello”. Però, fa una apertura inattesa: “Siamo pronti a ragionare di preferenze se c’é la certezza della governabilità – dice – Deve esserci la certezza che chi vince le elezioni, il giorno dopo governi”. La delegazione M5S difende la propria proposta ma raccoglie l’offerta. “La legge elettorale che portiamo qui è solo un punto di partenza”, sottolinea Di Maio. Il neo-leader rilancia: “Tra tre o quattro giorni ci rincontriamo e valutiamo i punti di caduta sui quali poter discutere insieme”, aggiunge. Renzi accetta (“ma venite con le idee chiare”) e contro-rilancia: “Visto che siamo nella immediata scadenza delle riforme costituzionali al Senato, siete anche disponibili a ragionare di riforme?”. Al di là di qualche difficoltà sui tempi per presentare emendamenti o proposte, uno spiraglio sembra aperto. Difficile comprendere, però, se il dialogo Pd-M5S possa portare a modifiche dei testi in esame o sia soltanto una mossa mediatica utile ad entrambi.

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