tasseepensioniSe non è una patrimoniale poco ci manca. Dal primo luglio prossimo passa dal 20 al 26% la tassazione sul risparmio amministrato e i conti di deposito.
Ma nei mesi scorsi chi aveva risparmi in banca o alla Posta ha già dovuto sostenere la moltiplicazione dei bolli e i costanti aumenti delle imposte sui titoli.

 

 

 

Era circa la metà del 2011 quando l’allora governo in carica, il governo Berlusconi, ha moltiplicato i bolli sui depositi titoli, tassando in prima battuta le rendite finanziarie.
Nel 2012, poi, sotto il governo Monti, gli italiani hanno dovuto ancora stringere la cinta con l’aumento dal 12,5 al 20 per cento dell’imposta sulle rendite di titoli – quelli tassati già in precedenza -, fondi, e conti deposito.
Infine a gennaio 2014, con il governo Letta è infine arrivato l’aumento dell’imposta di bollo dallo 0,15 per cento allo 0,20 per cento.
Ora quello del Governo Renzi è solo l’ultimo atto di una manovra a danno dei risparmiatori.
Insomma non sarà una patrimoniale, ma una stangata fiscale sulle rendite sì.
Del resto è lo stesso titolare deòl’Economia, Pier Carlo Padoan, a confermare la sua intenzione di ridurre la tassazione sul lavoro e sulle imprese a sapito di quella sulla finanza e le rendite.
Infatti, anni di crisi hanno ampliato le disparità sociali, specie in Italia dove il mondo del lavoro ha ceduto prestigio e potere di acquisto, rispetto a quello sempre verde delle rendite.