I non possono essere una casta. È giusto che rispondano delle decisioni che prendono e, dunque, di eventuali errori gravi, come già succede ai medici ospedalieri o agli ingegneri.
Dopo il referendum che ha sancito la convinzione del popolo italiano che i magistrati devono farsi carico dei loro errori, il Parlamento ha approvato la legge Vassalli, che però nel tempo ha mostrato la sua inadeguatezza. Per varie ragioni.

In primo luogo la norma prevede per i cittadini la possibilità di rivalersi nei confronti dello Stato, che, a sua volta, può rifarsi sul singolo magistrato. Ma è successo in rarissimi casi. Non solo. Moltissime cause contro i magistrati vengono bloccate ancor prima di cominciare perché è previsto che il giudice che valuta la richiesta possa fermare il procedimento per «manifesta infondatezza». Molte richieste saranno pure infondate ma il sospetto che i magistrati possano favorire i colleghi resta molto forte. In secondo luogo la legge Vassalli prevede che il magistrato, che risponde per dolo o colpa grave, non possa essere valutato per l’interpretazione della legge. E anche questo restringe il campo per un eventuale risarcimento. In terzo luogo non c’è l’obbligo per lo Stato, condannato a riparare la colpa nei confronti di un cittadino, di rivalersi sul magistrato. Assurdo. Dove sta scritto che la comunità debba pagare l’errore di un giudice? Infine, c’è ancora un’altra stravaganza nella legge Vassalli. In caso lo Stato si rivalesse sul magistrato, quest’ultimo non potrebbe pagare più di un terzo dello stipendio annuale netto guadagnato all’epoca del fatto.
Per tutti questi motivi, la Commissione Giustizia del Senato sta lavorando sul disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati. L’idea di fondo è di mantenere indiretta l’azione di risarcimento, come accade in tutti i Paesi occidentali per evitare possibili intimidazioni verso le toghe. Ma va escluso il filtro per «manifesta infondatezza» dell’azione mantenendo quello su questioni procedurali, cioè sui termini e non nel merito della questione. Va modificata anche la norma che blinda l’interpretazione della legge da parte del magistrato: l’orientamento della Commissione è che il magistrato possa interpretare le norme come vuole, anche in modo diverso rispetto alle sentenze della Cassazione, ma sulla base di nuove argomentazioni. Un’idea che in linea generale condivido ma che richiede una corretta formulazione normativa per evitare squilibri o il rinascere del principio dello stare decisis.
Infine, deve essere resa obbligatoria la rivalsa dello Stato nei confronti del magistrato che sbaglia in modo grave e non devono esserci limiti al risarcimento. Se lo Stato è costretto a pagare 100 mila euro a un cittadino, il magistrato colpevole deve pagare 100 mila euro e non, come può accadere adesso, 15 mila euro, facendo sì che gli altri 85 siano a carico dei cittadini.
L’emendamento approvato ieri alla Camera va in una direzione diversa e ribalta completamente l’impostazione della legge Vassalli perché permette l’azione diretta sia contro lo Stato sia contro il singolo magistrato. Vedremo che destino parlamentare avrà. Noi continueremo a lavorare affinché non esistano cittadini di serie A e di serie B. I magistrati si lamentano, sostengono che non si sentiranno liberi. Noi vorremmo che non fossero liberi di creare danni.

Francesco Nitto Palma
Ex magistrato – Parlamentare FI