BefaraaddioUltimi giorni per il potente e odiato capo di Equitalia e Agenzia delle Entrate. Attilio Befera, il dirigente, simbolo della riscossa dello Stato contro l’evasione ma anche al centro di polemiche per i metodi a volte utilizzati per riscuotere i crediti, ha infatti rimesso il suo mandato in ossequio alle regole dello spoil system e venerdì sarà sostituito da Marco Di Capua, attuale vicedirettore dell’Agenzia.

Di Capua, classe ’59, avvocato e revisore contabile, laureato in giurisprudenza è specializzato in diritto penale dell’economia, ed è anche presidente di Equitalia Giustizia e della Sose, la società che sviluppa gli studi di settore.
E con Befera addio anche a Equitalia L’agenzia della riscossione incaricata di recuperare i crediti del fisco, scomparirà presto. Sarà fusa con l’Agenzia delle Entrate.
 Dunque resta ferma la volontà dello Stato di continuare a rincorrere i suoi debitori ma non più con uno strumento separato come è oggi. I suoi uomini e uffici torneranno nell’alveo originario dell’agenzia fiscale principale. Oggi Equitalia è una spa nella quale l’agenzia fiscale è socio di maggioranza al 51% mentre l’Inps ha l’altra quota del 49%.
Non sarà un passaggio immediato. Pur avendo infatti il governo la possibilità di inserire la razionalizzazione degli uffici fiscali nel decreto Tasi, che va in consiglio dei ministri venerdì prossimo, la forzatura è sconsigliata visto il difficile passaggio del testo al vaglio del Quirinale, che per prassi è poco propenso a utilizzare la decretazione d’urgenza per l’organizzazione degli uffici amministrativi. La norma che avvia il processo per chiudere Equitalia potrebbe passare il requisito della necessità, ma non così facile sarebbe motivare l’urgenza di una decisione del genere.
Così non è escluso che la ristrutturazione prenderà la strada del confronto parlamentare con un emendamento in sede di conversione del testo del decreto di proroga della tassa sulla casa.
La soppressione di Equitalia non significa che lo Stato rinuncerà a vantare pretese su quanto dovuto. Il segnale politico è però molto preciso: lo Stato volta pagina contando sulla maturità fiscale dei cittadini. Almeno è quello che si spera.

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