yinyang-headerDietro alla proposta alla Russia da parte degli Stati Uniti c’è anche, come sempre, una battaglia eonomica.
Gli Stati Uniti hanno annunciato ufficialmente che il secondo grado di sanzioni riguarderanno persone “a Putin non indifferenti”.

Dopo l’ex proprietario del trader petrolifero Gunvor, Gennady Timchenk,o e i fratelli Rotenberg, potrebbe essere il turno di Alexey Miller e Igor Sechin, ossia i numeri uno delle principali compagnie energetiche russe, Gazprom e Rosneft. La Casa Bianca, inoltre, non ha escluso che nelle sanzioni possano rientrare non solo individui, ma anche aziende.
Anche l’Unione europea intende aggiornare la sua “lista nera”, ma seguendo una linea più morbida. Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha detto che le nuove sanzioni saranno una continuazione delle misure già introdotte, ossia un’estensione del numero di delle persone a cui viene negato l’ingresso in Europa, e per le quali viene deciso il congelamento dei loro beni. Mentre un altro esponente della Casa Bianca, Ben Rhodes ha detto che gli Stati Uniti prevedono di applicare anche misure mirate, con sanzioni settoriali contro la Russia.
Ma c’è anche chi pensa che Washington potrebbe prepararsi ad agire in modo indipendente, bypassando gli europei, Secondo il New York Times “Finora Obama ha scelto di restare vicino agli europei per mantenere un fronte indiviso anche a scapito di sanzioni più punitive e risposte più rapide alle provocazioni del Cremlino. Ma alcuni dentro e fuori l’Amministrazione Obama sostengono che gli Stati Uniti dovrebbero agire unilateralmente, se necessario, secondo il presupposto che gli europei seguiranno”.
Ma nel medio periodo il vero intento di Obama è quella di tagliare il legame che lega Europa e Russia nell’approvvigionamento di fonti energetiche.
L’arma finale degli Stati Uniti nella nuova Guerra Fredda con Mosca potrebbero non essere le sanzioni economiche agli oligarchi o i cacciabombardieri Stealth, ma l’inesauribile miniera dello shale gas. In grado di tagliare il cordone ombelicale che lega l’Unione Europea alla Russia. Visto che gli States diventeranno presto esportatori netti di petrolio sta crescendo il pressing bipartisan di repubblicani e democratici per cercare di sottrarre il Vecchio Continente dai ricatti russi sulle forniture di gas.
Il vero problema è il trasporto del gas americano. Attualmente, gli Stati Uniti non hanno la capacità di spedire tutto questo gas naturale all’estero – . Ma un terminale di esportazione in grado di fornire tre miliardi di metri cubi di gas liquido al giorno in forma liquefatta è in costruzione a Cameron Parish, Louisiana, e numerosi altri sono in fase di pianificazione.
C’è poi la questione del prezzo. è quello del prezzo: come spiega l’International Energy Agency, spedire lo shale gas in Europa costa molto: al momento non conviene ai consumatori del Vecchio Continente. E nemmeno ai fornitori americani, che non a caso preferiscono venderlo sui mercati asiatici, ricorda Michael Levi del think thank Council on Foreign Relations. Ma i mercati globali evolvono e con una maggior offerta anche i differenziali di prezzo potrebbe erodersi, rendendo il gas statunitense un’opzione attraente per gli europei.
Tra l’altro per quanto riguarda l’Italia non è certo un segreto che la sostituzione dei vertici dell’Eni con Descalzi al posto di Scaroni sia stata caldeggiata dall’amministrazione Usa che ha preteso un amministratore delegato più attento agli interesi di Washington in campo energetico.

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