ebolaIl diffondersi della grave epidemia incomincia a preoccupare seriamente nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisca che non si tratta “della più grande epidemia di ebola mai affrontata”.
Ma i numeri parlano chiaro: più di 220 contagi, 135 casi di morte, con quasi l’80% delle diagnosi confermate dalle indagini di laboratorio.


E’ allarme Ebola. Secondo le prime indagini, sarebbero quasi 700 le persone venute a contatto con i pazienti contagiati.
A rischio sono soprattutto gli operatori sanitari e gli addetti alle sepolture. Il virus, contro cui oggi non esiste un vaccino efficace, si trasmette tra esseri umani principalmente attraverso il contatto con sangue e altri fluidi biologici infetti. Dalle indagini è emerso come la maggior parte dei “casi secondari” avesse partecipato a cerimonie funebri: entrando in contatto con pazienti deceduti o persone infette.
Per quanto ribguarda l’Italia c’è attenzione soprattutto in Sicilia per i continui sbarchi di immigrati povenienti da zone di possibile epidemia. E’ stato lo stesso Ministero della Salute, con la circolare del 4 aprile, a lanciare l’allerta, sia per gli arrivi diretti che ‘indiretti’. Mentre l’Associazione dei Microbiologi italiani, ha detto chiaramente che bisogna alzare i livelli di guardia anche nei centri di prima accoglienza. In buona sostanza, tutti gli enti pubblici preposti alla salvaguardia della salute pubblica, parlano, lo ripetiamo, di un rischio remoto per i migranti, ma nessuno finora si è sentito di smentirlo.
In Italia al momento iniziative sonos tate prese in Veneto e Friuli
L’assessorato alla Sanità della Regione Veneto ha inviato a tutte le Aziende sanitarie del territorio una nota con la quale viene trasmessa la circolare del Ministero della Salute che lancia l’allerta Ebola.
Nel documento si raccomanda di rafforzare i collegamenti operativi con i servizi di emergenza sanitaria territoriale al fine “di mettere in atto le azioni di specifica competenza”.
Insomma, in Veneto, non si sottovaluta l’allerta del Ministero che parla chiaramente della necessità di alzare la guardia relativamente ad arrivi diretti o indiretti nel nostro Paese da quelle zone in cui il virus sta mietendo vittime (122 finora secondo l’Oms),  ovvero l’Africa Occidentale: Guinea, Liberia, Sierra Leone, mentre in altre zone ci sono casi sospetti.
in Friuli sono state individuate le unità di infettivologia degli ospedali di Trieste e di Udine per fronteggiare  eventuali casi. La Giunta friulana ha, inoltre,  fatto sapere che “c’è una task force multidisciplinare composta da infettivologo, referente del laboratorio di virologia, del dipartimento di prevenzione e delle direzioni sanitarie ospedaliere, dei pronti soccorsi /aree di emergenza, pediatri e dall’organo istituzionale deputato alla comunicazione. Il gruppo, coordinato dalla Direzione Salute, è in grado di dare in tempo reale risposte su assistenza, profilassi, trasporti, cura, degenza, trattamento farmacologico”.
Ma la preoccupazione è soprattutto in Sicilia, la regione più esposta agli sbarchi di immigrati, dove si attendono decisioni da parte delle autorità sanitarie locali.

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