alietialleanzaSarebbe ancora in piedi la tratattiva tra i due vettori. Lo strappo consumato da Ethiad con la dura lettera di mercoledì, ha costretto Alitalia a correre ai ripari con una serie di iniziative. L’ultima delle quali è la convocazione del cda per martedì 22 a Milano per fare il punto della situazione.

 

L’ordine del giorno è rimasto quello fissato per il cda di lunedì 14 poi sfumato («stato di avanzamento del negoziato con il partner industriale, varie e eventuali») ma è ormai chiaro che il tema della riunione sarà ben altro.
Ieri, dopo una lunga conference con Palazzo Chigi e i due azionisti bancari (Intesa e Unicredit), è infatti partita una lettera firmata dal presidente Roberto Colaninno e dall’ad Gabriele del Torchio alla volta di Abu Dhabi. Un tentativo in extremis di tenere in vita un negoziato che, se non è definitivamente tramontato nella forma, non sarà facile riallacciare visto che, per esaudire le richieste della controparte, si rischiano corto circuiti sociali (con i sindacati sul tema degli esuberi) e con il mondo politico delle regioni del Nord Italia.
Le condizioni tassative per realizzare la partnership industriale sono del resto contenute implicitamente nella lettera di Ethiad. Tutto abbastanza noto anche se, al contrario delle attese, il vettore emiratino non ha notificato un’offerta sulla base della quale aprire il negoziato. Ha invece posto 4 condizioni forti, in apparenza irrealizzabili (o quasi), alle quali subordina la lettera di intenti: 3 mila esuberi da realizzare tout court, cancellazione di 400 dei 549 milioni di debiti con le banche, garanzia della società su una serie di incognite pregresse, come il contenzioso con AirOne. In più la valorizzazione di Linate a scapito di Malpensa che la Lega rifiuta.