nao aborto300x297Alcune aziende sanitarie britanniche hanno ammesso che nel corso degli ultimi anni oltre quindicimila feti sono stati bruciati insieme ad altri rifiuti negli impianti per il riscaldamento degli ospedali. Le strutture che hanno adottato quella che viene definita “una pratica di smaltimento” sarebbero, in tutto il Regno Unito, ventisette.


La notizia che sta scuotendo il Regno Unito è uno scoop del Daily Telegraph e della emittente televisiva Channel 4. Dieci Health Trusts – le nostre Asl – hanno rivelato di aver fatto “smaltire” resti umani insieme ad altri rifiuti “negli impianti usati per riscaldare le strutture”. Due aziende sanitarie hanno aggiunto che i feti sono finiti separatamente – senza altri matariali di scarto – in speciali forni il cui calore veniva poi utilizzato per fornire calore ai reparti ospadalieri”.
In Inghilterra, secondo gli ultimi dati disponibili, vengono eseguiti circa 220 mila aborti all’anno (105 mila in Italia). Di questi, nonostante le leggi estremamente elastiche, circa 98 mila vengono praticati illegalmente. Uno studio del Governo ha dimostrato che nel 54 per cento dei casi il medico non vede neppure la paziente una volta prima dell’interruzione di gravidanza. Lord David Steel, padre della legge che governa la materia – l’Abortion Act del 1967 – si è detto “pentito” per le decisioni di un tempo definendo “deplorevole quello che avviene, perché questo (il numero altissimo degli aborti) non era lo spirito della legge”.
Lo scandalo dei feti bruciati nelle caldaie per il riscaldamento è arrivato in un momento in cui il dibattito sull’intrruzione di gravidanza si è fatto nuovamente rovente. Il ministero della Sanità è intervenuto vietando “immediatamente” la procedura. Uno dei sottosegretari del governo Cameron l’ha definita “totalmente inaccettabile”. Le norme prevedono che i feti abortiti vengano eliminati “in modo umano”: seppellliti o cremati, ma mai insieme ad altri rifiuti.

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