SilvioDentro Forza Italia c’è poco da festeggiare. Oggi è il ventennale del 27 marzo 1994, quando la discesa in campo di Berlusconi evitò la vittoria della “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto.
Ma il clima dentro al partito è teso e la concordia ben lontana dall’essere una realtà.


Alle 16 si riunirà il comitato di presidenza con all’ordine del giorno la definizione dei criteri per le candidature alle prossime Europee. Il “parlamentino” di Forza Italia dovrà decidere se dare spazio solo ai volti nuovi o aprire alla corsa degli attuali parlamentari, magari previa presentazione delle dimissioni dal seggio italiano, così come auspicato da Raffaele Fitto, l’esponente che più di tutti si sta adoperando per poter partecipare alla corsa per Strasburgo.
«Andremo tutti uniti alle Europee – spiega Gianfranco Rotondi – ma poi ognuno continuerà a far politica con i propri amici. Ero entrato nel Pdl per la vocazione popolare, c’era un partito che valeva il 35% e puntava al 50. Ora qualcuno dovrà rendere conto della situazione attuale. Francamente sono molto deluso da un partito gestito come una corte. Va a finire che bisognerà dar ragione agli alfaniani».
È l’amaro sfogo di uno dei dirigenti finiti in «seconda fascia», i partecipanti al comitato di presidenza senza diritto di voto. «Domani? No, non ci andrò – dice Rotondi – e non perché abbia altro da fare. Semplicemente perché non mi va». Non sarà l’unico a disertare il parlamentino, anche se il premier «ombra» è uno dei pochi a far virgolettare lo sfogo. Ma lo stato d’animo è condiviso da ampi settori del partito. «Scissioni dopo le europee? – commenta un parlamentare, anch’esso del “secondo cerchio” – francamente non lo so. Di certo, in questo momento, c’è una grandissima paura per un bagno di sangue elettorale alle Europee. E, per quanto riguarda il dopo, beh, a nessuno fa piacere stare in un partito prendendo i calci nel sedere».
Ci sarà davvero la grande fuga da Forza Italia dopo le Europee? In parte è già cominciata. Forza Campania, ieri, ha addirittura presentato il suo simbolo, pur ostentando «assoluta fedeltà a Silvio Berlusconi». Mentre dai quadri locali della Liguria continuano ad arrivare appelli per la candidatura di Claudio Scajola.
E i sintomi del «disagio» nel partito arrivano fin dentro il Parlamento, con le assenze «misteriose» di deputati e senatori azzurri che mandano su tutte le furie i capigruppo Brunetta e Romani e che potrebbero mirare a far saltare l’intesa delle riforme per togliere a Berlusconi anche l’ultimo spazio politico nel quale è ancora protagonista.
Proprio questa consapevolezza ha spinto l’ex premier a intensificare i rapporti com Matteo Renzi per una riforma dello Stato in direzione maggiormente presidenziale. Ieri Berlusconi ai fedelissimi in un pranzo a palazzo Grazioli, dove tra gli altri era presente anche Verdini – la longa manus del Cavaliere nelle trattative con Renzi – ha detto che «se il premier vuole incassare il via libera alla riforma del Senato e del Titolo V deve fare i conti non noi e mantenere la parola sull’Italicum».
Insomma dentro il partito regna il caos in attesa del10 aprile, quando il Tribunale di sorveglianza di Milano dovrà decidere sul modo in cui l’ex premier dovrà scontare la pena per frode fiscale. L’inizio della fine, mormorano a mezza bocca i più pessimisti in Forza Italia.

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