TremontiL’ingresso dell’Italia nella moneta unica è stato fortemente voluto, praticamente imposto, dalla Germania che temeva la concorrenza della nostra industria. Così le grandi imprese tedesche hanno chiesto e ottenuto che il nostro paese adottasse la nuova valuta affinchè le aziende  italiane non potessero avvantaggiarsi di una moneta autonoma con possibilità di fluttuazione dei cambi.


Lo rileva, insieme a tante altre verità nascoste, l’ex ministrto dell’Economia dei goveri Berlusconi. Giulio Tremonti ha appena dato alle stampe per Mondadori il iibro “Bugie e verità” in cui racconta la genesi della moneta unica, cosa ha portato all’introduzione dell’euro. Non solo. Il ministro parla anche del mistero dei derivati per l’Europa, “spericolate operazioni finanziarie inventate per occultare i costi di ingresso nell’euro con la complicità dei governo”.
 “Ancora alla fine degli anni Ottanta, come era stato nei precedenti decenni, – scrive Tremonti – era presente e un po’ dappertutto la paura storica della Germania. Nel 1989, dopo la caduta del Muro di Berlino, si temeva in specie che, se la Germania si fosse riunita conservando il suo marco, allora non sarebbe stata la Germania a integrarsi nell’Europa, ma l’Europa a integrarsi nella Germania, proprio come ora ci sembra di vedere.
Ufficialmente, lo scambio tra unificazione tedesca, fine del marco, nascita dell’euro è sempre stato escluso. Solo una volta, interrogato, un protagonista di quel processo rispose enigmaticamente: «Le grandi idee possono a volte essere servite dalle circostanze”
Inoltre afferma l’ex ministro “per tutti questi ultimi, lunghi anni la versione ufficiale sull’ingresso dell’Italia nell’euro è stata questa: si è trattato di un grande successo dell’Italia, merito della sua illuminata e ispirata classe dirigente. Una classe che dell’ingresso nell’euro ha poi fatto il simbolo legittimante della sua assoluta superiorità e capacità, tecnica e morale. Tutti gli altri sarebbero stati e sarebbero ancora subeuropei e/o subcapaci. In realtà, non sembra che sia andata proprio così. All’opposto, sembra che a volere l’ingresso dell’Italia nell’euro non sia stata solo la nostra classe dirigente dell’epoca, ma anche l’industria tedesca, che, temendo d’essere circondata a gatto selvaggio dall’industria italiana, con le sue tipiche svalutazioni competitive, avrebbe convinto il sistema delle banche tedesche a far entrare a ogni costo l’Italia nell’euro. Allora l’industria tedesca formulò comunque, nel corso di una riunione ad hoc tenutasi sul lago Lemano, un ulteriore argomento, davvero lungimirante: una volta entrata nell’euro, l’industria italiana sarebbe stata intrappolata e spiazzata proprio dalla nuova moneta. Una moneta che, nel medio andare, si sarebbe infatti rivelata troppo forte per un’economia debole, come quella italiana”.
E’ quello che è puntualmente avvenuto

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Giulio Tremonti – Bugie e verità – Mondadori editore – Pagg. 286 – euro 18

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