SilvioOrmai è definitivo. La Terza sezione penale della Cassazione – presieduta da Claudia Squassoni – ha bocciatoo il ricorso allestito dalla difesa di Berlusconi contro la condanna emessa dalla Corte di Appello di Milano lo scorso 19 ottobre su rinvio della stessa Suprema Corte che, il primo agosto, aveva chiesto di rideterminare al ribasso l’originaria pena accessoria pari a cinque anni.

La sanzione “collaterale” faceva da corollario ai quattro anni di reclusione inflitti al “Cav” per frode fiscale (tre condonati).
«Prendiamo atto con grande amarezza della decisione della Cassazione – ha commentato Ghedini -: avremmo ritenuto quantomeno necessario un approfondimento presso la Corte Europea di Strasburgo». L’asso nella manica del ricorso alla Cedu era stato calato senza troppa convinzione, in extremis, proprio nel corso dell’udienza e si basava su un verdetto Ue che il 4 marzo ha dato ragione a Franzo Grande Stevens, uomo di fiducia della famiglia Agnelli, che lamentava la non sovrapponibilita’ di sanzioni accessorie penali ulteriori rispetto a quelle, pesanti, comminategli dalla Consob nella vicenda Ifil-Exor. Per Coppi e Ghedini questo significava che anche per il “Cav” non si può applicare una doppia sanzione accessoria, la decadenza prevista dalla legge “Severino” e l’interdizione stabilita dalla legge speciale in materia tributaria. Ma gli `ermellini´ non hanno evidentemente ritenuto assimilabili i due casi.
 Intanto è fissato al prossimo 10 aprile il prossimo appuntamento giudiziario di Silvio Berlusconi: quel giorno, infatti, davanti ai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano, verrà discussa la sua richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali. Richiesta presentata dopo che la Cassazione lo ha condannato per frode fiscale per il caso Mediaset a quattro anni di reclusione, tre dei quali coperti da indulto e, oggi, definitivamente, a due anni di interdizione dai pubblici uffici.

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