renziautoE’ in salita la prima visita uffiiale del Presidente del Consiglio chde oggi è andato nel capoluogo trevigiano. Ha visitato anzitutto la scuola media Luigi Coletti di Santa Bona, alla periferia della città, dove è stato salutato dagli studenti delle numerose etnie che frequentano la scuola e che insieme hanno cantato l’Inno di Mameli.

Il premier è stato accolto dal sindaco Giovanni Manildo e dal prefetto Maria Augusta Marrosu.
Fuori della scuola un piccolo gruppo di trevigiani lo ha salutato ed applaudito e il premier si è avvicinato per stringere loro le mani, mentre un gruppo di attivisti di Forza Nuova lo ha contestato.
Una volta uscito dalla scuola, il presidente del Consiglio ha commentato: «È andata bene, molto bene». Poi, accerchiato da cameramen e giornalisti, il premier è riuscito a risalire in auto per recarsi al secondo appuntamento della giornata con i sindaci della Marca trevigiana.
Quindi Renzi ha incontrato, al museo Santa Caterina di Treviso, una settantina di sindaci della zona insieme al governatore Luca Zaia. Il premier, secondo quanto racconta la presidente della commissione Lavori pubblici di Treviso Antonella Tocchetti, ha dato ragione alla rabbia dei sindaci che hanno soldi bloccati per interventi infrastrutturali a causa dei limiti del patto di stabilità. Renzi durante l’incontro prende appunti e ad ogni sindaco chiede il numero di abitanti e quanti soldi sono bloccati.
Nella riunione i sindaci hanno elencato numerosi problemi dalla mancanza di personale all’impossibilità di investire nella scuola. Il governatore Zaia ha dato un altolà al presidente del Consiglio: «Noi mandiamo un sacco di soldi a Roma e non vogliamo essere penalizzati perchè produciamo di più».
Contestazioni hanno accolto Renzi al suo arrivo a Palazzo Rinaldi a Treviso. Da un gruppo eterogeneo di persone sono partite grida di «buffone buffone» e sono anche volate alcune arance che non hanno però raggiunto il premier. Del gruppo fanno parte anche alcuni esponenti del movimento dei forconi.
Una protesta che si fa sempre più calda: dai dimostranti è partito lo slogan «assassino, assassino» mentre vengono esposti altri manifesti dello stesso tenore. I manifestanti chiedono inoltre a gran voce di poter votare per un referendum «che dia l’indipendenza al Veneto».

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