renziautoMatteo Renzi accelera. Il premier incaricato salirà probabilmente già in giornata al Colle con la lista dei ministri. ieri c’è stato l’incontro con Alfano. Il leader Pd ha lanciato un aut aut secco al segretario di Ncd: «O resti vicepremier o ministro dell’Interno». A questo punto Alfano dovrebbe optare per il Viminale.


Renzi sta cercando di chiudere il cerchio ma sulle ultime caselle da inserire, in primo luogo quella dell’Economia, già si scontra con i veti incrociati che arrivano dal centrodestra e con le pressioni più istituzionali che chiedono per il Tesoro una figura tecnicamente in continuità con le politiche europee. Un dato che entrerebbe in collisione, si ragiona in alcuni settori della maggioranza, con l’idea di un ministro politico voluto, come idea base, dal premier incaricato. Che è pure disposto a dare il via libera ad un tecnico, come Tabellini o Padoan, ma potendo contare sul disco verde dei partiti, in modo particolare di Angelino Alfano, per una profonda innovazione dell’intera squadra. Tra programma e squadra, nei rapporti dentro la futura maggioranza si registrano molte tensioni. In parte anche fisiologiche. L’incontro di ieri, fa sfoggio di ottimismo anche il «plenipotenziario» di Renzi, Graziano Delrio, «è andato benissimo, nel senso che oggi abbiamo fatto una sintesi dei documenti portati da ogni singolo partito». Come dire che la sintesi finale spetta ora al premier.
Ma è proprio sui tempi dettati dalla riforma elettorale e del Senato che Alfano continua il suo pressing. Oltre a premere per la riconferma dei ministri uscenti Lupi e Lorenzin negli stessi attuali incarichi alle Infrastrutture e alla Salute, il vicepremier cerca di dettare le sue condizioni al segretario del Pd . «Abbiamo già il foglio Excel pronto con l’indicazione precisa delle nostre priorità, i tempi di realizzazione e il responsabile degli obiettivi». I suo obiettivo resta, appunto, quello di approvare «una norma che attribuisca alla legge elettorale un vigore, una sua immediata applicabilità, appena concluso il cammino delle riforme». Da parte degli altri futuri partner, invece, non arrivano particolari pressioni dal Sc che condivide il programma e si gioca a questo punto la partita del governo. «Un buon passo di partenza verso il contratto di coalizione» commenta Andrea Romano. Sono invece i Popolari ad esprimere «preoccupazione per il punto a cui è stato il lavoro sulla costituzione del nuovo governo». Sul futuro premier arriva anche il pressing della minoranza Pd. Pippo Civati avverte: «Stiamo valutando con molta attenzione cosa fare. Se dovessimo uscire con un voto di sfiducia sarebbe un fatto politico di estrema gravità». Renzi, per il momento, tace e, salvo una parentesi usata per incontrare Luca Cordero di Montezemolo, resta confinato al Nazareno per cercare di far quadrare il cerchio

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