Renzicronaca h partbSi concludono oggi, con le delegazioni di FI, Pd e M5S, le consultazioni del presidente del Congislio incaricato. Matteo Renzi ricevera’ dunque Silvio Berlusconi e Beppe Grillo, che ha gia’ annunciato la diretta streaming dell’incontro, previsto per ore 13.45. Il governo sara’ pronto “entro il fine settimana”.

Matteo Renzi avvia le consultazioni dei gruppi parlamentari alla Camera e il suo braccio destro Graziano Delrio indica la tempistica che il premier incaricato si e’ dato per chiudere la partita del governo. “Il lavoro procede bene. Siamo tranquilli”, spiega ancora. Proprio negli stessi istanti il sindaco entra alla Camera, da un ingresso posteriore, sale al primo piano e si siede nella sala del Cavaliere, affiancato poi dallo stesso Delrio e dal portavoce della segreteria Pd Lorenzo Guerini. Sfilano il Centro democratico, il Maie e l’Api, la minoranza linguistica della val d’Aosta, Psi-Pli, Fratelli d’Italia, Gal, Popolari per l’Italia-Udc. Nessuna sorpresa, chi sostiene l’attuale governo sosterra’ anche il futuro. Dalle consultazioni, finora, oltre al quadro di una maggioranza che si sta componendo senza scossoni, alcune indiscrezioni sul programma. A partire dalle riforme, che Renzi vorrebbe partissero a spron battuto in un pacchetto unico, comprensivo di legge elettorale, riforma del Senato e del titolo V, con l’idea che si sta accarezzando di un vincolo temporale per la riforma del voto. E poi il rapporto con l’Europa, nella ricerca di un equilibrio tra tenuta dei conti pubblici e allargamento dei criteri con cui sono valutati gli investimenti. E ancora lavoro, fisco e pubblica amministrazione.
  Della squadra, assicura chi ha incontrato Renzi, si parlera’ piu’ in la’, a giorni ma comunque dopo la definizione del programma. Anche se qualcuno spiega che la lista dei ministri Renzi l’ha gia’ quasi pronta. Ma molto dipende da quel ministro dell’Economia su cui si incentra molta dell’attenzione di Bruxelles, Colle, partiti, cittadini. Dopo l’incidente mediatico che ha coinvolto Fabrizio Barca, si discute ancora se sia preferibile un profilo politico o uno tecnico. E Fabrizio Saccomanni fa sapere: “Non sono stato chiamato da nessuno, se mi chiameranno, ci riflettero'”. Ma mette in guardia: “Non esiste una regola che impedisce all’Italia di andare oltre il 3%: ci vada, poi pero’ paga le conseguenze di credibilita’, reputazione, reazioni sul mercato e sanzioni”. Ma sul rapporto con l’Europa tutte le forze politiche chiedono a Renzi piu’ energia nella contrattazione, una energia che ieri il premier, appena incaricato, ha assicurato di voler mettere in tutta l’azione di governo. “Non abbiamo paura di nessuno sbarramento”, chiarisce Angelino Alfano dopo il colloquio con Renzi. “E’ emerso abbastanza chiaramente che Vendola non c’e’, questo possinamo ritenerlo un primo scoglio superato. Si va profilando l’ipotesi della stesa maggioranza che ha sostenuto Enrico Letta”, rivendica il leader Ncd che mette un paletto sulla patrimoniale: “Per essere subito chiari, abbiamo detto mai una patrimoniale. Se si ha in mente di farla Ncd non e’ disponibile”, scandisce.
Il presidente incaricato si e’ comunque mostrato ottimista dopo l’incontro con la delegazione Ncd: “Il clima e’ stato tranquillo, si e’ parlato solo di programma e non c’e’ stato nessun accenno a problemi, ne’ ci sono stati diktat”, ha detto il segretario del Pd ai suoi al termine del colloquio. “Tutto marcia spedito”, ha assicurato. Le consultazioni si concludono oggi con Pd e Forza Italia, la cui delegazione sara’ guidata da Silvio Berlusconi, e con il vertice di maggioranz aanticipato dallo stesso Alfano. Poi le riflessioni finali e lo scioglimento della riserva, con un voto di fiducia che potrebbe esserci anche all’inizio della prossima settimana.
Dopo il faccia a faccia nella sede del Pd, l’intesa siglata sulle riforme, la salita al Colle per le consultazioni, Silvio Berlusconi si gode la vigilia di un nuovo palcoscenico, offertogli sempre da Matteo Renzi: il ritorno in Parlamento dopo tre mesi, ovvero dal giorno della sua decadenza da senatore, lo scorso 27 novembre. Allora, il Cavaliere aveva giurato a se stesso e ai suoi che non avrebbe piu’ messo piede ne’ alla Camera ne’ al Senato, troppo bruciante l’umiliazione di essere un semplice ‘ospite’ e non un accreditato di diritto. Ma il rinnovato palcoscenico che l’ascesa di Renzi a palazzo Chigi gli sta offrendo e’ occasione che Berlusconi non vuole farsi sfuggire. E cosi’, come gia’ avvenuto sabato per le consultazioni al Quirinale, sara’ lui a guidare la delegazione di Forza Italia che incontrera’ stamane a Montecitorio il premier incaricato. Nel giorno in cui diventa ufficiale il divorzio da Veronica Lario – resta invece in piedi il contenzioso economico – l’ex premier prepara con i fedelissimi il nuovo incontro con il giovane rottamatore. La linea, al di la’ delle critiche sulle modalita’ con cui Renzi si appresta a prendere il posto di Enrico Letta, non cambia di una virgola: Forza Italia fara’ opposizione responsabile. E, soprattutto, manterra’ la parola data sulle riforme, sempre a patto che Renzi si comporti lealmente. Per il resto, Berlusconi si limita ad osservare i litigi interni al Pd e i ‘no, grazie’ che il premier incaricato sta ricevendo dalle varie personalita’ sondate per i ministeri chiave: la strada si fa in salita, avrebbe osservato oggi l’ex premier con i suoi, il coraggio e l’ambizione da soli non bastano. Ma per ora resta l’apertura di credito nei confronti del segretario Pd, confermata anche da Giovanni Toti. Se l’esecutivo Renzi portera’ in Parlamento provvedimenti utili al Paese, e’ il sunto, non faremo certo le barricate. Tutt’altro discorso per quel che riguarda il partito del Nazareno, sul quale si concentrano gli strali degli azzurri, con l’obiettivo di non far calare l’attenzione sul ‘vulnus democratico’: e’ un profluvio di dichiarazioni forziste che prendono di mira “l’anomalia democratica”, con un cambio di premiership e di squadra di governo entrambe decise a tavolino da un partito. Lo affermano in coro Matteoli, Gelmini, Donato Bruno, Casellati, Malan, Bergamini. Ma il vero destinatario delle critiche piu’ aspre e’ ancora oggi l’ex segretario pidiellino, Angelino Alfano. Ed e’ sul leader Ncd che gli attacchi azzurri si concentreranno da qui ai prossimi mesi: se possiamo rendergli la vita impossibile, lo faremo, spiega un big di piazza San Lorenzo in Lucina. E Il Mattinale lancia l’hashtag #Alfanostaipocosereno. Del resto, il timore e’ che il Nuovo centrodestra, qualora l’esecutivo Renzi riesca nell’obiettivo di varare provvedimenti sul lavoro e l’economia validi, eroda consensi e voti a Forza Italia. C’e’ pero’, tra gli azzurri, chi teme che sbarrando la strada a Ncd sulle alleanze, gia’ a partire dalle prossime amministrative (in un vertice al partito si e’ deciso di riconfermare tutti i sindaci FI uscenti), per Forza Italia potrebbe concretizzarsi una debacle. E cosi’, cogliendo al volo l’assist di Maroni, Gelmini prova a gettare acqua sul fuoco: “le ragioni dell’alleanza sono piu’ forti delle polemiche”.
  Tutt’altro discorso nei confronti di Renzi: la linea dettata gia’ giorni or sono e’ nessun attacco ne’ critica personale. Ma in casa azzurra non son tutte rose e fiori. C’e’ la sconfitta in Sardegna che brucia e che diversi big forzisti vedono come il preludio di una rimonta della sinistra. C’e’ poi il timore che una linea troppo morbida e soft nei confronti di Renzi possa danneggiare Forza Italia. Toti smentisce un “soccorso azzurro” al premier incaricato, ma c’e’ chi tra gli azzurri osserva con ‘sospetto’ l’attivismo di Verdini che oggi ha incontrato Cosentino (“nessuna trama oscura a favore di Renzi”, precisa in serata il senatore toscano, seguito a ruota dall’ex sottosegretario campano), i cui fedelissimi militano tra le file di Gal. E proprio dal gruppo di Gal al Senato – 11 parlamentari – oggi e’ arrivata un’apertura nei confronti del premier incaricato. ‘Movimenti’ che alimentano la fronda degli anti-renziani: chi ci garantisce, e’ il ragionamento, che il nuovo premier mantenga la parola sulle riforme? Renzi dovra’ per forza cedere alle richieste di Alfano, osservano i malpancisti, e noi resteremo con un pugno di mosche.

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