CristicchiGuai in Italia a ricordare i vinti. Anche quelli che poi, a ben guardare, vinti non sono perchè nulla avevano da esser combattuti. Così se un cantante mette in scena la «verità storica» sull’esodo istriano, giuliano e dalmata che «condannò» migliaia di italiani alla fame, alla sete e alla morte, si produce ancora uno «squarcio storico», e montano le polemiche
Con «Magazzino 18» andato in scena a Trieste, Simone Cristicchi racconta la verità stabilita dai documenti storici. La verità di italiani, non di fascisti, in fuga dalle «speciali purghe» titine e in cerca dell’agognata libertà. Una verità che a quanto pare può essere raccontata solo dopo una preventiva revisione del «copione» da parte dei «depositari» della verità.
Nei giorni scorsi il quotidiano il manifesto ha singolarmente recensito due volte lo spettacolo: la prima demolendolo (per la mancata adesione alla retorica postcomunista), la seconda incensandolo. E nelle scorse ore ecco la pretesa “degradazione” di Cristicchi dal suo ruolo di membro onorario dell’Anpi. A chiederla è la Onlus Cnj, particolarmente battagliera nei confronti del cantautore: sostiene di aver raccolto anche adesioni di singoli partigiani e dei loro eredi per espellerlo dall’Associazione, in quanto reo di «alimentare a livello mediatico e diffusivo a mezzo web una propaganda politica antipartigiana». Peggio, nel tentativo di rileggerla senza filtri, Cristicchi avrebbe rotto il vaso sacro della lettura antifascista.
Ma se da una parte la onlus Cnj ha annunciato di aver raccolto qualche centinaio di firme di aderenti all’Anpi per chiedere che a Cristicchi venga ritirata la tessera onoraria dell’associazione dei partigiani, dall’altra c’è chi, fra i rappresentanti dei partigiani, nello spettacolo storico-teatrale di Cristicchi vede una ventata di verità.

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