Sono 25 le coppie di italiani bloccate a Kinshasa, la capitale del Congo. Non riescono a tornare in Italia con i loro 32 bimbi adottati a causa di lungaggini burocratiche. Neanche l’intervento del ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, che è di origine congolese, è riuscito a sbloccare, come era apparso in un primo momento, l’iter per la conclusione delle adozioni. Le autorità locali hanno paura che i piccoli possano essere poi riadottati.
Come racconta una delle sfortunate signore protagoniste della vicenda “Le famiglie sono sparse per Kinshasa: alcune in piccoli residence altri in albergo altri ancora in orfanotrofio. Le condizioni quindi variano. Noi per esempio, pagando salato, possiamo avere il necessario: dai medicinali alla pasta. Certo spesso manca la luce o l’acqua corrente ma questa è l’Africa”. Però ora non ce la fanno più, perché si stanno “svenando” economicamente. A settembre le autorità congolesi avevano bloccato le adozioni per sapere che fine facessero i bimbi. Poi il viaggio della Kyenge aveva sbloccato le cose, così chi era fermo in Africa è rientrato, chi invece aveva già realizzato l’adozione era andato in Congo, non riuscendo più a tornare in Italia.