tasseepensioniBasse e tartassate dal Fisco. Le pensioni si sgonfiano sempre più. E il carico delle tasse spesso è maggiore che sulle buste paga mentre negli altri Paesi europei le imposte vengono alleggerite con agevolazioni e deduzioni fino al record della Germania dove, quasi, si azzerano.

Da noi, invece, ha rilevato ieri una ricerca di Confesercenti, il trattamento fiscale dei pensionati è pesante e punitivo. Sia per la combinazione fra Irpef e addizionali regionali e comunali, sia perché, diversamente da quanto avviene nel resto d’Europa, il carico fiscale è addirittura superiore a quello esercitato su redditi analoghi da lavoro dipendente. Con il risultato di rendere ancora più magri gli assegni erogati dall’Inps che spende complessivamente 261,3 miliardi all’anno (il 15,86% del Pil) per 21,1 milioni di pensioni erogate a 16,5 milioni di pensionati. Quasi la metà dei quali (il 45,2% pari a 7,2 milioni) incassa assegni inferiori a mille euro mentre la media è di 1.269 euro al mese.
Lo studio della  Confesercenti ha preso come esempio due livelli di pensione entro i quali si collocano i due terzi dei pensionati italiani: quelli corrispondenti a 1,5 volte e a 3 volte il trattamento minimo Inps (pari, nel 2013, rispettivamente a 9.661 e 19.322 euro). Il pensionato di riferimento aveva inoltre un’età compresa fra i 65 e i 75 anni, senza carichi di famiglia e risiedeva a Roma. Per la pensione pari a 1,5 volte il trattamento minimo solo il pensionato italiano paga le imposte (che decurtano del 9,17% l’assegno) mentre un pensionato tedesco, francese, spagnolo e inglese non subisce alcun prelievo. Nel caso del trattamento pari a tre volte il minimo, invece, il pensionato italiano è soggetto a un prelievo doppio (20,73% pari a quasi 4mila euro l’anno) rispetto a quello spagnolo, triplo su quello inglese, quadruplo sul francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco che sborsa solo 39 euro.
Ma il confronto è sfavorevole anche rispetto alle buste paga. Nel nostro Paese, infatti, spiega sempre la Confesercenti, l’importo delle detrazioni d’imposta riconosciute ai pensionati (1.725 euro al di sotto dei 75 anni e 1783 euro oltre questa età) è inferiore a quello previsto a favore dei redditi da lavoro dipendente (1.840 euro).
Così un pensionato (senza contare il blocco della rivalutazione al costo della vita per le pensioni da 1.443 euro lordi al mese messo nel 2012-2013 da Monti e che dovrebbe sparire nel 2014, restando per quelle da 2.886 euro in su) subisce un maggior prelievo rispetto al dipendente. E questa ‘extra imposta’ è più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per un assegno pari a tre volte il minimo e 131 per quelle inferiori. Negli altri Paesi europei, invece, a parità di reddito, il pensionato paga meno del dipendente, in una misura oscillante fra i meno 135 euro della Francia e i 2.125 della Germania. Per questo Confesercenti chiede al Governo di intervenire cominciando, in attesa di una profonda riforma fiscale, con l’equiparare almeno le detrazioni previste per i redditi da pensione a quelle per il lavoro dipendente.

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