Sembra si sia aperta una guerra per il controllo dello spaccio della droga a Milano. Almeno questa è la prima ipotesi che emerge dopo l’uccisione, a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, di due esponenti della famiglia Tatone, la famiglia che da anni gestisce il mercato della droga.

Il primo assassinio risale a domenica: intorno alle 13,30 è stata fatta la scoperta di due corpi, in un campo vicino Novate Milanese, con colpi di arma da fuoco alla testa. Una vera e propria esecuzione quella per Emanuele Tatone e il suo autista Paolo Simone.

Ieri sera il secondo assassinio. Quello di Pasquale Tatone, raggiunto da colpi di arma da fuoco all’uscita di un locale di Milano dove aveva visto la partita. Chi lo ha ucciso ha infatti atteso che entrasse nella vettura parcheggiata in via Pascarella, all’altezza del civico 11, e gli ha sparato contro diversi colpi dalla parte del guidatore. Non si hanno ancora informazioni sull’arma utilizzata: alcuni testimoni arrivati subito dopo gli spari hanno parlato di grosse cartucce simili a quelle utilizzate per i fucili. Se così fosse, sarebbe un’arma diversa da quella che ha ucciso suo fratello Emanuele e il pregiudicato Simone, che secondo i risultati dell’autopsia potrebbe essere un revolver. {jcomments on}