Mario Monti dunque s’è dimesso da Scelta Civica. Ora non resta che sperare che esca totalmente dall’attività politica. La scorrettezza istituzionale, anzi le scorrettezze istituzionali al plurale di Mario Monti sono infatti sorprendenti da empo, ma nessuno le ha mai fatto rilevare.
Andiamo per ordine.

Che un senatore a vita, di fresca nomina quirinalizia il 9 novembre 2011, diventi anche capo del governo dopo un paio di settimane è certo una forzatura, ma – come si dice – “ci può stare”. Che però il senatore a vita in seguito si sia anche agitato per restare in scena e riavere un incarico di governo è stata sicuramente cosa scorretta.
Monti infatti NON era stato eletto, ma solo nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il buon gusto e il senso dello Stato avrebbero dovuto consigliargli di astenersi dallo “scendere in campo” e di accontentarsi invece del privilegio senatoriale. Nel teatro della politica e del parlamento un “bravo tecnico” come lui, con frecce nel proprio arco, dal proprio palco di senatore a vita avrebbe potuto sicuramente partecipare in qualche modo all’allestimento non solo delle scene, ma anche dei canovacci.
Che un senatore a vita abbia successivamente fondato un suo partito, Scelta Civica, e che alle successive elezioni del 2013 abbia anche guidato una coalizione – Con Monti per l’Italia, formata da UdC di Pierferdinando Casini, FLI di Gianfranco Fini e Scelta Civica – è altra cosa di enorme ineleganza, se non di chiara scorrettezza. Un senatore a vita che si candida alle elezioni? Suvvia…. Per giunta dopo avere più volte dichiarato che non si sarebbe candidato proprio perché senatore a vita.
Accusiamo la classe dirigente di essersi fatta casta e di approfittare degli incarichi pubblici per prolungarli e passare da un incarico all’altro restando così comunque sulla scena, con gli inevitabili vantaggi personali. Beh, Monti non ha forse fatto la stessa cosa? A conti fatti, il neo dimissionario da Scelta Civica si è rivelato diverso da come era stato accreditato con gioiosa insistenza.
Più che anglosassone s’è infatti rivelato italiano, anzi italianissimo, ma nel senso peggiore. Sia pure un italianissimo con la valigia a rotelle.

Da Il Mattinale

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