3CNODopo aver trascorso tre mesi a Rebibbia e nove ai domiciliari: è stato assolto per non aver commesso il fatto. Quella dell’ex manager di Fastweb, Silvio Scaglia è un’altra storia di malagiustizia.


L’inchiesta Fastweb Telecom Sparkle ha riguardato una provvista di fondi neri per circa due miliardi di euro, costituita grazie a una triangolazione di fatture societarie fra Italia e altri Paesi europei, attraverso le quali, sostanzialmente, veniva evasa l’Iva con un danno economico per lo Stato di oltre 300 milioni di euro.
Ieri, dal 2003, è arrivata la sentenza per «la più grande frode mai attuata in Italia», secondo la definizione dei pm Giovanni Bombardieri e Francesca Passaniti che hanno ricostruito i caroselli finanziari tra le tre società telefoniche. Diciotto condanne e sette assoluzioni.
L’inchiesta parte nel 2002, da accertamenti della finanza su messaggi telefonici che promettevano premi in denaro. Da questo semplice traffico telefonico affiorano movimentazioni sospette di soldi. L’approfondimento dei finanzieri incrocia un’inchiesta dei carabinieri del Ros che, nel frattempo, ha messo sotto osservazione i rapporti finanziari tra un imprenditore campano e una società off-shore. Le due indagini convergono, l’inchiesta approda alla Dda di Roma e subito decolla.
Ora viene fatta giustizia a Scaglia, ingiustamente detenuto.

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