letta e obamaQualche settimana fa, mentre stava illustrando a Wall Street i benefici della stabilità politica italiana, a Roma i ministri del Pdl erano sul punto di dimettersi, e ieri – proprio durante l’incontro con Obama – in Italia sono andate in scena le dimissioni di Monti a Scelta Civica e soprattutto quelle, per ora solo annunciate, del viceministro dell’Economia Fassina.
Come volevasi dimostrare, insomma, il Pd sta cominciando a implodere sulla legge di stabilità. Fassina, numero due di Saccomanni e bersaniano di ferro, lamenta di essere stato totalmente escluso dalla stesura del testo sul bilancio dello Stato anche se si tratta di materia di sua stretta competenza.
Ma il problema non è ovviamente di bon ton tra gli esponenti dello stesso esecutivo: il bubbone esploso nel governo e nel partito è infatti tutto politico, perché Fassina ritiene la manovra non solo insufficiente, ma soprattutto troppo poco “di sinistra”.
Laparabola discendente del responsabile economico democratico all’epoca della segreteria Bersani, quello che in tutti i talk show post-elettorali teorizzava con convinzione l’alleanza coi grillini e il mantenimento dell’Imu sulla primacasa
accompagnata da una sostanziosa patrimoniale, ricalca perfettamente le difficoltà della corrente bersaniana, che sta progressivamente perdendo influenza sia sul governo che sul partito.
E la pallida figura di Cuperlo nella corsa alla leadership del partito non fa certo presagire un’inversione di tendenza nel futuro prossimo.
Ma Letta avrebbe potuto derubricare la vicenda Fassina a questione individuale da risolvere con un chiarimento al ritorno dagli Stati Uniti se ieri sera non fosse intervenuto a gamba tesa Epifani in persona, il quale ha dato piena ragione al viceministro dicendo chiaro e tondo che la manovra non piace neanche a lui e dettando anche le modifiche da fare: indicizzazione delle pensioni, fondi per i non autosufficienti, forte intervento a sostegno delle disabilità.
C’è da scommettere che siamo solo all’inizio, e che la navigazione della legge di stabilità in Parlamento troverà molti scogli da aggirare anche nel partito del premier.
Un mare in tempesta nel quale stanno già nuotando agilmente i pesci renziani, che non perdono occasione per declinare la loro linea politica del momento, ossia “tanto peggio, tanto meglio”. Non a caso il consigliere economico del sindaco di Firenze – Gutgeld – ha soavemente detto che la manovra economica è così stabile, soffice ed equilibrata che praticamente è come non fosse mai stata fatta. Una dichiarazione di guerra.

 

Da Il Mattinale